24 settembre 2016

PROPOSTE PER IL SUD DAL CONVEGNO DI TRAPANI

Autore: Ester Annetta

Nel corso della prima giornata di lavori del Convegno Nazionale “I Commercialisti: protagonisti della rinascita del Sud”, tenutosi a Trapani nei giorni 22 e 23 settembre u.s., ha avuto luogo l’incontro-dibattito sul tema: “Perché il Sud è rimasto indietro. Situazioni storiche ed economiche”.
Partendo da una cornice storica che, in aggiunta a motivazioni politiche e sociali, ha fatto da premessa alle cause dei gravi ritardi di crescita del Sud, sono state formulate proposte ed indicate possibili prospettive di sviluppo, con una particolare attenzione al ruolo che, in un’ottica di rilancio economico, può assumere la professione del Commercialista.
Il bisogno di un’azione coordinata è ciò che principalmente è emerso dall’incontro; in particolare, nell’analizzare le nuove formule coniate dal Governo per il sostegno al Sud, il Presidente del CNDCEC, Gerardo Longobardi, ha segnalato che il pregio dei Patti per il Sud sottoscritti con molte regioni “rischia di essere vanificato in assenza di una politica nazionale unitaria per il Mezzogiorno”.
A suo parere serve, infatti, una regia nazionale che coordini e si ponga al di sopra degli interventi delle diverse Regioni, al fine di abbattere il pericolo che la loro autonomia si traduca in una frammentazione e, dunque, in un difetto di aggregazione quanto mai insalubre in vista di un obiettivo di sviluppo unitario che risolva definitivamente in nodi storici, sociologici ed economici cui è ancorata l'arretratezza del Meridione.
Quello che occorre è dunque che il Governo stabilisca degli obiettivi – a vantaggio del Mezzogiorno – verso cui far confluire gli interventi dei vari Ministeri e le risorse economiche, tanto nazionali che europee.
Riguardo a quest’ultime, il Presidente ne ha dichiarato la valenza contributiva e non certo risolutiva della questione meridionale: sono primariamente le risorse nazionali a dover essere investite nel rilancio, in ordine al quale i fondi europei possono concorrere ma non certo agire in via esclusiva. A tal fine ciò che occorre è anzitutto una riqualificazione della spesa al Sud, verso cui convogliare, poi, l’impiego dei fondi europei. Servono, perciò, una strategia selettiva di misure e progetti che privilegi interventi di sicura efficacia ed una revisione di quegli strumenti che possano – anche in maniera endogena, come per esempio il credito d’imposta – contribuire al sostegno delle imprese.
Nel corso dell’incontro è stato pure presentato il documento “Le proposte dei Commercialisti per il Mezzogiorno”, elaborato dal Gruppo di lavoro per il Mezzogiorno del CNDCEC - coordinato dal segretario nazionale Achille Coppola - che ha avviato una proficua collaborazione con la Svimez.
Nel documento viene anzitutto riportata un’analisi dell’andamento economico del Mezzogiorno, da cui risulta - sulla base dei dati del rapporto Svimez 2015 - il persistere di una condizione di recessione a partire dal 2008; si passa poi all’esame del Masterplan elaborato dal Governo per far fronte alla questione meridionale, soffermandosi sui contenuti dei 15 Patti per il Sud (cui si accennava nell’intervento del Presidente Longobardi) in cui si articola la sua strategia; per arrivare, quindi, all’analisi formulata dai commercialisti, secondo la quale la priorità risulta essere il corretto impiego delle risorse, nel presupposto che esse non manchino al Meridione ma difetti, piuttosto, la capacità di utilizzarle. A tal riguardo - sempre secondo detta analisi - discendono ovvie implicazioni, quali la necessità di rivedere il funzionamento della governance - e, quindi, la capacità di programmazione e di selezione dei progetti - nonché quella di costruire un confronto e un dialogo strutturato tra Governo Nazionale, Enti regionali, Organizzazioni socio-economiche.
Ulteriore ostacolo da sdoganare è poi la mancanza di capitale sociale e, quindi, la necessità di creare una vera politica della legalità con cui intraprendere un’efficace lotta alla criminalità, responsabile di condizionamenti che limitano la crescita delle imprese ed indirizzano la politica, determinando sfiducia nella sua azione, nella convinzione che essa si basi su favoritismi.
Uno strumento per rivoluzionare tutte queste logiche viene individuato - dal documento - nell’ampliamento delle Zone economiche speciali, utili al rilancio dell’attrattività degli investimenti, e che, anziché restare rimesse all’iniziativa delle singole Regioni, andrebbero implementate con l’intervento di una legge nazionale.
Esse consentono “innovazioni di tipo fiscale, amministrativo, progettuale, organizzativo, comunicazionale e possono, da un lato, essere sperimentate su aree territoriali specifiche e, dall’altro, consentire la crescita di un know how coerente con le esigenze della competizione globale”:è quanto si legge nel documento, che, tra l’altro dettaglia i vantaggi fiscali prospettabili per le nuove imprese che avviino un’attività economica nella ZES (esenzione dall’IRES per i primi otto periodi di imposta, estesa per le PMI anche per i tre anni successivi, nella misura del 50% dell'importo dovuto; esenzione dall'IRAP per i primi cinque periodi di imposta, estesa per le PMI anche per i tre anni successivi, nella misura del 50% dell'importo dovuto; esenzione dall'IMU e dalla TARSU per cinque anni per gli immobili posseduti dalle stesse imprese e utilizzati per l'esercizio delle nuove attività economiche; riduzione del 50% dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente a carico delle aziende per i primi cinque anni di attività per i contratti a tempo indeterminato, o a tempo determinato per una durata non inferiore ai dodici mesi, riduzione ridotta al 30% per i tre anni successivi), oltre a quelli che potrebbero formularsi a favore delle aziende già presenti in dette Zone (esenzione dall'IRAP per i primi cinque periodi di imposta, estesa per le PMI anche per i tre anni successivi, nella misura del 50% dell'importo dovuto; riduzione del 50% dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente a carico delle aziende per i primi cinque anni di attività per i contratti a tempo indeterminato, o a tempo determinato per una durata non inferiore ai dodici mesi, riduzione ridotta al 30% per i tre anni successivi; esenzione completa delle imposte doganali e IVA sulle attività di importazione, di esportazione, consumo e di circolazione per tutti i prodotti che entrano, si lavorano e quindi si esportano attraverso la Free Zone).
L’estensione delle ZES, anche grazie ai sopra delineati vantaggi fiscali concessi alle aziende, importerebbe rilevanti vantaggi: dall’attrazione d’investimenti esteri alla creazione di posti di lavoro, dalla maggiore competitività tra le aziende allo scambio di tecnologia.
Il ruolo del commercialista, con le sue competenze, risulta fondamentale per l’attuazione di un tale progetto, che presuppone peraltro la predisposizione di un habitat sicuro alla cui realizzazione devono necessariamente concorrere le Prefetture, le Magistrature, l’Anac e altri presidi di legalità.
Nell’intento di mantenere uno sguardo costante sui bisogni del Meridione, con grande favore è stata accolta dal Presidente Longobardi la proposta formulata all’inizio dell’incontro dal Presidente dell’ODCEC di Trapani, Mario Sugameli, di istituzionalizzare un evento analogo a quello in essere, organizzando annualmente un convegno nazionale dedicato al Sud, sicché il CNDCEC possa dimostrare un’attenzione particolare per i colleghi risiedenti in territori dove peraltro - secondo i dati riportati nel rapporto 2016 della FNC sull’Albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili - il reddito professionale è tra quelli maggiormente diminuiti nell’ultimo anno.
Sugameli ha altresì evidenziato l’opportunità che il CNDCEC istituisca una commissione nazionale sulle politiche del Mezzogiorno che possa diventare interlocutrice delle istituzioni regionali.

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