28 aprile 2011

Sciopero ad oltranza. Gli avvocati dicono ancora no alla mediazione obbligatoria

Autore: Susanna Lemma

Gli avvocati proprio non ci stanno. Non vogliono che la mediazione civile e commerciale obbligatoria sia applicata. Hanno scioperato nei giorni precedenti alla sua approvazione e continuano a farlo ora che è in vigore: il prossimo 23 giugno inizierà uno sciopero ad oltranza. Le liti si risolvono in tribunale e non davanti a un mediatore e soprattutto non senza la presenza di un avvocato. Si lede il diritto di difesa del cittadino, è il parere dell’ordine forense.
Così l’Organismo unitario dell’avvocatura (OUA) chiede ai giudici di disapplicare l’obbligatorietà della procedura, facendo propria la deliberazione degli avvocati di Firenze che invitano i giudici, su istanza delle parti, a non applicare la via obbligatoria della mediazione.

Attualmente, secondo quanto previsto dalla legge, le parti prima di rivolgersi al giudice devono andare dal mediatore. Questo passaggio è condizione di procedibilità. L’intento è, ovviamente, il risparmio di tempo per i tribunali e di soldi per i cittadini, ma per quanto condivisibile lo scopo c’è chi non condivide le singole previsioni di legge.
La mediazione si applica a molte materie, solo le liti condominiali e quelle relative agli incidenti stradali sono state rinviate, questo non tiene in considerazione che non tutti i contenziosi sono “conciliabili”. E quel che sembrerebbe un tentativo di smaltimento della giustizia civile italiana potrebbe addirittura tradursi in un ulteriore causa di “ingolfamento”del sistema.

L’Oua sottolinea poi “la mancata apertura di qualunque canale di dialogo da parte del ministero della Giustizia e ricorda che la risposta alle decise e massicce proteste dell’avvocatura è stata l’approvazione urgente del disegno di legge – seppure bipartisan al Senato -. È stato questo atteggiamento del legislatore a volere l’ennesima reazione degli avvocati.

La mediazione è stata rinviata dal Tar del Lazio alla Corte Costituzionale e l’Oua ha denunciato da mesi profili di incostituzionalità. “Inoltre – ha sottolineati De Tilla, presidente Oua – il sistema introdotto in Italia è in contrasto con la normativa europea perché è costoso per i cittadini, condiziona il successivo giudizio e allunga i tempi.
Insomma, in Italia anche la legge che crea un istituto per risolvere i conflitti fuori dal tribunale, sarà valutata dai giudici che dovranno valutarne la costituzionalità

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