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L’unione fa la forza, cita un comune detto. E l’unione è lo stato grazie al quale una missione di categoria può andare avanti e giungere a buon termine. Di missione si può parlare in riferimento alla campagna che le assemblee sindacali e il CNDCEC stanno portando avanti al fine di fronteggiare la decisione che il Governo ha preso in merito all’esame di Stato. Com’è noto, il ddl sulla liberalizzazione delle professioni regolamentate prevede che per accedere alle stesse non sia più necessario attraversare quell’importante stadio del percorso formativo degli addetti ai lavori che è proprio l’esame di Stato. La presente normativa ha disseminato il malcontento presso gli Ordini di categoria e le Associazioni sindacali che hanno fatto sapere di non voler accettare il provvedimento governativo. Esse pretendono che venga loro riconosciuto un posto al tavolo di confronto affinché si possa ovviare verso più opportune modifiche della legislazione che regola le professioni. Allo stato attuale, l’unità sopracitata sembra non essere un presupposto condiviso da tutte le congregazioni alle quali afferiscono commercialisti ed esperti contabili, in effetti risulta palese la volontà, di non esprimersi avanzata dalle Casse di previdenza del settore che non hanno dimostrato alcun tipo di appoggio o sottoscrizione all’appello delle altre associazioni di categoria.
L’assenza delle Casse - A mettere in luce la frattura sono Raffaele Marcello, presidente dell’Unagraco, e Luigi Carunchio, leader dell’Unione nazionale giovani dottori commercialisti. In qualità di esponenti di due associazioni di categoria, Carinchio e Marcello si dichiarano stupiti della “non scelta” delle Casse di previdenza, queste infatti non hanno espresso alcuna posizione in merito alla possibile soppressione dell’esame di Stato. Le Casse, che rispondono alle esigenze previdenziali di commercialisti e ragionieri, hanno un peso per nulla irrilevante nella struttura del settore, dunque l’appoggio mancato al documento sottoscritto dal CNDCEC e dalle altre associazioni si pone come una marcata assenza, una sorta di disinteresse per le sorti dell’Ordine.
Motivazioni non esaustive - "Le nostre considerazioni partono dal presupposto che l'azione in difesa dell'attuale percorso formativo è stata predisposta a tutela dell'utenza e dei colleghi – spiegano Marcello e Carunchio - Non ci sembrano quindi pertinenti le motivazioni politiche informalmente fatte emergere sul perché le Casse, occupandosi esclusivamente di previdenza, non abbiano ritenuto opportuno interferire nell'iniziativa". Secondo quanto sostenuto dall’Unagraco e dall’Unione nazionale giovani dottori commercialisti, davanti al problema che riguarda l’intera categoria bisognerebbe superare ogni tipo di personalismo, in quanto la tutela dei diritti dell’intero Ordine pretende un’azione unitaria di protesta anche da parte delle differenti forme previdenziali alle quali i singoli decidono di aderire.
Appello al Cnpr - “In particolare, rivolgo un appello a Paolo Saltarelli, presidente della Cassa dei ragionieri - sottolinea Raffaele Marcello - affinché nel prosieguo del suo mandato individui una strategia che porti ad una risoluzione dell'attuale impasse, e la renda nota a tutta la categoria, onde evitare di compiere scelte che potrebbero rivelarsi impopolari”.