10 settembre 2022

Condannati a morte

Autore: Antonio Gigliotti e Paolo Iaccarino
Una telefonata allunga la vita, se almeno qualcuno rispondesse. Come dimenticarsi lo spot pubblicitario, quello della vecchia SIP, probabilmente la réclame più iconica di sempre. Un aforisma di estrema attualità che, tuttavia, per i contribuenti e i loro consulenti ha il sapore amaro della beffa. Quando a chiamare è l’Agenzia delle Entrate non sono ammesse scuse, quando la telefonata parte dal contribuente l’attesa rischia di diventare infinita. Prendere la linea è diventato impossibile.

C’è un esempio emblematico di tutto questo. Come denunciato alla nostra redazione, nonostante siano passati numerosi mesi dalla conclusione dell’emergenza pandemica e da quando l’Amministrazione Finanziaria avrebbe dovuto riconoscere i contributi a fondo perduto connessi al Covid-19, sono ancora numerosi gli operatori che attendono il proprio momento. In particolare, a seguito di rigetto dell’istanza e della conseguente richiesta di revisione in autotutela da parte del contribuente, non sempre l’Amministrazione Finanziaria risponde per comunicare l’esito della propria decisione. Per non parlare degli appuntamenti presso gli uffici territoriali. Ottenerli è una lotteria.

Tutte problematiche con una genesi comune. Nell’ordinamento tributario domestico non esiste l’obbligo di risposta a carico dell’Amministrazione Finanziaria alle istanze inviate dal contribuente. Ciò vale tanto per gli avvisi di accertamento quanto per le comunicazioni di regolarità che, più in generale, per qualsivoglia richiesta inviata dal contribuente a tutela dei propri diritti. Un vuoto normativo che legittima tanta indifferenza.

Lo stesso non può dirsi, al contrario, quando è l’Agenzia delle Entrate a bussare alla porta del contribuente. Proprio in questi giorni vengono notificati gli inviti alla compliance in merito al riconoscimento del contributo a fondo perduto del cosiddetto Decreto Rilancio. Nell’era del fisco telematico l’Amministrazione Finanziaria richiede al contribuente fatture, corrispettivi, registri, perfino copia dell’istanza presentata. Una mole di dati, in parte già conosciuti dall’Amministrazione Finanziaria, che costringono i contribuenti e i loro consulenti, in tempi stretti, a un aggravio di lavoro del tutto improduttivo.

Due pesi e due misure che rendono, quanto mai attuale, l’ultimo desiderio espresso da Massimo Lopez nello spot pubblicitario dei primi anni Novanta.

Trovare un interlocutore con cui parlare. All’epoca era solo fantasia, oggi un’esigenza non più procrastinabile. Il riconoscimento al contribuente del diritto ad essere ascoltato e il connesso obbligo di risposta a carico dell’Amministrazione Finanziaria non possono più attendere.
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