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Editoriali

10 luglio 2021

Il destino che scivola fra le nostre mani

Autore: Paolo Iaccarino
editoriale antico
Come nelle migliori telenovele, quando l’esito sembrava ormai scontato, c’è il colpo di scena che non ti aspetti. All’esito di un lungo confronto in Commissione Bilancio della Camera dei Deputati la proposta di differimento dei termini di versamento delle imposte relative alle dichiarazioni dei redditi viene nuovamente riformulata. In quella che sembra essere una contesa fra la politica, favorevole, e la Ragioneria dello Stato, apparentemente contraria, l’ipotesi che si afferma prevede, per la prima volta, la proroga al 15 settembre.

Secondo l’ultima versione dell’emendamento 9.030, la proroga prevista per i soggetti ISA, loro soci ed associati ai sensi dell’articolo 5, 115 e 166, nonché per i forfettari determinerà il differimento al 15 settembre 2021, senza alcuna maggiorazione a titolo di interesse corrispettivo. Per tutti i versamenti relativi alle dichiarazioni dei redditi ed a quelle in materia di imposta regionale sulle attività produttive che scadono dal 30 giugno al 31 agosto 2021 sono automaticamente prorogati al 15 settembre.

Orbene, non è la proroga proposta a fare notizia, ma l’iter che ha portato all’ennesima riformulazione del suo testo. Dalla lettura dei verbali aventi ad oggetto l’analisi delle proposte emendative emerge uno scenario irreale, patetico e lontano da quella realtà che ormai, puntualmente, ogni anno si ripresenta. In una lotteria di date, prima 20 agosto, poi 10 settembre, oggi 15 settembre, prima con maggiorazione, poi senza, i parlamentari da un lato, l’esecutivo dall’altro, sembrano giocare a rimpallarsi la responsabilità di un differimento che non trova la sua genesi, e conseguente giustificazione, nelle difficoltà dei contribuenti, ma dei loro consulenti tributari chiamati, ancora una volta, a fare i salti mortali per assicurare che il sistema erariale possa proseguire la propria inarrestabile corsa. Non a caso a spuntarla è stata la Ragioneria dello Stato e le sue esigenze di bilancio.

Dalla riformulazione dell’emendamento emergono due verità. La prima conferma come, nella formulazione delle leggi tributarie, manchi la guida consapevole dei rappresentanti degli operatori del settore fiscale. Mentre era in atto il balletto delle scadenze, i parlamentari impegnati in Commissione Bilancio dimenticano che tipicamente, ed in via ordinaria, il versamento delle imposte periodiche cade il giorno 16 del mese di riferimento. L’introduzione di un differimento al 15 settembre e, quindi, il giorno antecedente rispetto alla canonica scadenza dei versamenti periodici, introduce inutile complessità e può indurre inevitabilmente in errore il contribuente che ignaro, per un solo giorno, potrebbe vedersi irrogare una sanzione amministrativa pari al 30% dell’importo il cui versamento è stato inconsapevolmente ritardato. L’ennesimo esempio di approssimazione in una materia che non ammette errori.

La seconda verità, ben più amara, è relativa alla constatazione di come un problema noto, quello del calendario fiscale, venga ancora una volta risolto in una deroga di poche settimane. Qui il problema è un altro. Dall’avvento delle procedure telematiche, nella quasi totalità dei casi gestite dagli intermediari, la crescente quantità di adempimenti, di ogni specie, determina negli studi professionali un ingorgo tale, non solo da rallentare, ma bloccare l’attività. Mentre nell’era della “semplificazione” le procedure sono aumentate e diventate più complesse, il calendario fiscale è rimasto lo stesso da troppi anni, e non consente più il sereno esercizio della professione contabile.

È impossibile ignorare come gli invii previsti per alimentare l’anagrafe tributaria, quelli a favore del sistema Tessera Sanitaria, le procedure di compliance, l’invio delle liquidazioni periodiche Iva, l’infinito elenco delle agevolazioni connesse al Covid-19 sottraggano tempo all’attività operativa e non consentano ai professionisti del campo di mantenere gli stessi ritmi del passato.

È in corso un cambio di paradigma al quale non è possibile rispondere con interventi sporadici e parcellizzati, con l’ennesima proroga dell’ultimo momento, più placebo che curativa. È necessario prendere il toro per le corna, per affermare una volta per tutte che i commercialisti rappresentano la quarta gamba di un tavolino traballante, senza la quale l’intero sistema non può che collassare. Per questo motivo, forse, non è più tempo del "politicamente corretto”, dei comunicati stampa, dell’illusorio tentativo di fare una guerra al sistema senza esercito. Affinché le ragioni di un nuovo calendario fiscale approdino nel porto della prossima riforma fiscale, abbiamo estrema necessità di condottieri, che ridiano vita, anche con il loro carisma, ad una categoria esanime, smunta, triste nelle quattro mura dei propri studi.
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