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Editoriali

8 gennaio 2021

Il grande fratello delle grandi promesse

Autore: Direttore Antonio Gigliotti
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Cari amici,
ormai sembra di essere precipitati in un continuo reality: da una parte, “la casa”, lo show, fatto di roboanti promesse e certezze granitiche, enunciate in abiti eleganti e con il piglio di chi ci si può fidare, il tutto in una rassicurante e scintillante cornice. Dall’altra parte, “il tugurio”, pieno zeppo di contribuenti che non hanno più nemmeno la forza di rialzare la testa, stremati da mesi di partecipazione ad un tragico “Chi l’ha visto?” alla ricerca del ristoro promesso e mai pervenuto.

Noi, dietro alle quinte, sappiamo bene quello che, veramente, sta accadendo: dopo una prima “fiammata” di contributi a fondo perduto (i primi, quelli del decreto Rilancio), elargiti in fretta e furia e senza nessun tipo di controllo, i contribuenti che non si sono affrettati ad inviare l’istanza nei primissimi giorni – e spesso a ragion veduta, perché con tutti i dubbi che c’erano sarebbe stato da pazzi presentarla in quel momento – hanno dovuto attendere moltissimi mesi. E meno male che non doveva essere un click day!

Pazienza, direbbero i più generosi, almeno poi sono arrivati… E no! Mica vero! Quando finalmente il primo contributo a fondo perduto si è destato dal torpore in cui era caduto per troppo tempo, qualcuno è stato liquidato, ma molti, moltissimi, sono stati negati, senza alcuna argomentazione valida a supporto del diniego. Anzi, a dirla tutta, senza alcuna argomentazione, e basta.

Ma noi, stoici come sempre, fiduciosi abbiamo presentato le istanze di autotutela. Tutto il lavoro che ciò ha comportato sarebbe anche stato sopportabile, se fosse servito allo scopo. Peccato che anche questa volta ci si senta semplicemente presi in giro: poche le istanze accolte, alcune respinte (nuovamente senza motivazione), e moltissime altre perse nei meandri della nostra “semplicissima” burocrazia, che ci ha messo mesi a dire di no ad un sostegno indispensabile, dovuto e spettante, e chissà quanti altri mesi ci metterà a valutare le giuste rimostranze avanzate dinnanzi al rifiuto ricevuto.

Nel frattempo, la giostra continua a girare… arrivano i decreti Ristori 1, 2, 3 e 4 che fanno pensare, vista la numerosità delle disposizioni, ad una pioggia di denaro che - udite udite, cittadini poco fiduciosi - sarebbe addirittura dovuta arrivare automaticamente, senza nemmeno bisogno di richiedere aiuto al consulente.

Per un attimo ci avevamo persino creduto, perché anche in questa occasione una prima “fiammata” (scusatemi la ripetizione, ma la potenza di fuoco del decreto liquidità ancora mi acceca) di pagamenti c’è stata. Peccato che i pochi ATECO interessati – mentre tutti gli altri non hanno visto un soldo - siano stati “ristorati” a un po’ sì, un po’ no, un po’ forse. Ce n’è veramente per tutti i gusti: quello che ha incassato il ristoro (fortunato lui), quello cui il ristoro risulta mandato in pagamento, ma i soldi non si sono visti, quello cui spetta con certezza assoluta ma non risulta elaborato, quello cui è arrivato, ma per un ammontare inferiore al dovuto e privo di senso.

Insomma, una babele, un delirio, un pasticcio come non si era mai visto, e intanto: apri, chiudi, apri ma fino ad una certa ora, no aspetta… richiudi, un momento… passami la scatola dei pastelli, mo’ vediamo.

Ciliegina sulla torta, solo qualche settimana fa sono arrivate le nuove chiusure per le festività, e ancora una volta ci siamo sentiti dire “Non vi preoccupate, ci saranno immediati ristori!”. Bene, aspettiamo… intanto, visto che abbiamo il brutto vizio di guardare ai fatti, è un fatto che in sede di manovra era stato annunciato quanto meno il rifinanziamento delle vecchie misure, ma la previsione è poi scomparsa. È un fatto che il decreto di Natale sia uscito, e pure quello dell’estensione delle misure post Epifania, con tanto di aggiunta del colore giallo rafforzato alla tavolozza, ma dei nuovi ristori non c’è traccia.

Sai che novità… ma tanto poco cambia, se poi il denaro non arriva.
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