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Editoriali

17 luglio 2021

Il retroscena del nuovo ingorgo fiscale

Autore: Paolo Iaccarino
editoriale antico
Diario di bordo. V Commissione permanente Bilancio, tesoro e programmazione, Anno Domini 2021, 8 luglio. Nell’iter di conversione del DL n. 73 del 2021 è in corso l’analisi delle proposte emendative alle misure urgenti connesse all’emergenza da Covid-19. Sono da poco passate le 16:00 quando alcuni parlamentari affrontano il problema connesso alla proroga dei versamenti connessi alle dichiarazioni fiscali per i soggetti che esercitano attività economiche per le quali sono stati approvati gli indici sintetici di affidabilità fiscale. In un turpiloquio di eresie tributarie, in improbabili combinazioni di scadenze e maggiorazioni, la Commissione Bilancio getta le basi per la riformulazione dell’emendamento che darà vita all’odierno articolo 9-ter del DL Sostegni-bis che si avvia verso la conversione. Era stata chiesta una proroga, ne è scaturita una sospensione dei versamenti.

Le inutili complicazioni connesse all’ennesima proroga dei termini di versamento non sono un caso o lo sfortunato effetto di una combinazione non adeguatamente ponderata. La disposizione normativa secondo la quale i termini dei versamenti risultanti dalle dichiarazioni dei redditi e dell’imposta regionale sulle attività produttive e da quelle dell’imposta sul valore aggiunto, in scadenza dal 30 giugno al 31 agosto 2021, siano prorogati al 15 settembre, intesa dagli autori quale una proroga o differimento delle scadenze, altro non è che una sospensione dei termini di versamento. Un pò come già fatto per le cartelle esattoriali, i cui termini dei versamenti sono sospesi fino al 31 agosto, ma che dovranno essere recuperati entro il 30 settembre per considerarsi tempestivi.

Perché ad essere prorogato, di fatto, non vi è nulla. La norma, infatti, interviene in deroga alle disposizioni del secondo comma dell’articolo 17 del DPR n. 435 del 2001. Peccato che i termini di versamento connessi alle dichiarazioni dei redditi siano stabiliti dal primo comma della medesima norma, disposizione non interessata dalla novella legislativa. Modificando solo il secondo comma non si differito alcunché, ma si è semplicemente consentito, a scadenza ormai passata, di pagare quanto dovuto dal 30 giugno 2021 oltre gli ordinari termini di versamento.

Un buon lavoro, non c’è che dire. Invece di snellire il versamento delle imposte, gli autori di questo capolavoro lo complicano, creando un ingorgo immane di scadenze. Il 15 settembre, in quello che doveva passare quale giorno della liberazione, i contribuenti saranno chiamati a versare il 50 per cento delle imposte dovute, importo al quale andrà ad aggiungersi un ulteriore 16,67 per cento il giorno successivo. Senza considerare gli effetti del breve differimento disposto dal DPCM del 28 giugno 2021, al 15 settembre andranno a scadere le prime tre rate del piano dei versamenti, il 16 settembre la quarta.

Gli autori, per arrivare a questo risultato, probabilmente ignoravano anche le regole proprie del versamento rateale delle imposte fissate dall’articolo 20 del DPR n. 435 del 2001. Proprio quelle che oggi, in combinazione con lo sfortunato articolo 9-ter del DL Sostegni-bis, impongono sul calendario fiscale un nuovo insostenibile tax day. Eppure, secondo i medesimi termini sostanziali, sarebbe bastato differire al 16 settembre il termine di versamento di cui all’articolo 17, comma 1, del DPR n. 435 del 2001. In questo modo, secondo le disposizioni del successivo articolo 20, i contribuenti titolari di partita iva avrebbero potuto versare quanto dovuto in 3 rate di pari importo.

È semplicemente ignoranza della materia o malafede? Vedendo i risultati si dovrebbe propendere per la prima. Analizzandoli c’è il rischio di cadere nella seconda. Derogare, solo parzialmente, alle disposizioni dell’articolo 17 del DPR n. 435 del 2001 e scegliere la data del 15 settembre, quando la scadenza naturale avrebbe dovuto essere il 16, sono indici sintomatici di un disegno in cui l’obiettivo doveva essere quello di concentrare i versamenti, per quanto più possibile, nel mese di settembre. Forse, allora, non è stata solo confusione quella di confondere una proroga con una sospensione dei versamenti, ma un disegno premeditato dal quale i contribuenti, ancora una volta, ne escono disillusi che le cose possano, un giorno, davvero cambiare.
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