25 giugno 2022

Per semplificare il fisco, ridurre i costi di compliance e combattere l’evasione serve un’Amministrazione Finanziaria a base di blockchain

Autore: Direttore Antonio Gigliotti
Nel 2019 le entrate fiscali in Italia hanno rappresentato un sostanzioso 42,4% del PIL, rispetto a una media OCSE del 33.8%. E questo nonostante i seri problemi di compliance che nel 2018 hanno comportato minori entrate fiscali per oltre 102 miliardi di euro.

Per ridurre le somme evase in futuro si rende dunque necessario mettere in campo le misure necessarie per disincentivare l’evasione e facilitare la compliance. A tal proposito, la letteratura internazionale concorda sul fatto che la compliance sia inversamente proporzionale alla complessità del sistema fiscale. In sintesi, più complesso è il sistema fiscale di un dato Paese, minore sarà il tasso di compliance volontaria dei contribuenti.

A tal proposito, secondo la classifica stilata da Tax Complexity, l’Italia ha il sistema di tassazione più complesso tra 69 Paesi. Al netto dell’impellente necessità politica di semplificazione fiscale, l’Amministrazione Finanziaria ha adottato negli anni numerose tecnologie che attraverso la data analysis e la network analysis consentono di identificare dei profili di rischio. Purtuttavia, queste tecnologie vanno più nella direzione dell’enforcement fiscale anziché della compliance fiscale sebbene possano incrementare la percezione del potenziale evasore di finire sotto la lente degli apparati di polizia tributaria.

Sempre per quanto riguarda la compliance, pochi giorni fa Jack Malan e Ivan Bosch Chen del Centre for Strategy & Evaluation Services (CSES) hanno depositato presso il Policy Department for Budgetary Affairs della Commissione Europea uno studio di 75 pagine dal titolo “Possible Solutions for Missing Trader Intra-Community Fraud”.

All’interno di questo studio, la tecnologia blockchain viene indicata come “una forma di rendicontazione in tempo reale che protegge i dati delle imprese e non richiede agli Stati membri di memorizzare e proteggere un'enorme quantità di dettagli delle transazioni”. Nello specifico, “il fornitore carica la propria fattura su una piattaforma digitale e, invece di inviare una fattura alle autorità fiscali nazionali, la piattaforma utilizza la tecnologia blockchain per creare un'impronta digitale crittografata della fattura, chiamata "hash", che viene inviata all'autorità fiscale centrale”, consentendo all'azienda di dimostrare l'ammontare dell'IVA pagata.

Allo stesso modo, quando la fattura viene inviata all'acquirente, tale fattura include un riferimento che indica l'hash registrato presso l'autorità fiscale centrale. Un passaggio che dimostra come sia la transazione che la fattura siano state registrate e crittografate contemporaneamente per acquirente e venditore.

In questo modo, se la fattura non venisse emessa le autorità fiscali potrebbero facilmente identificare le discrepanze nella catena di hash che indicherebbero che l'IVA non è stata pagata alle autorità fiscali.

Un altro studio dal titolo “Exploring the opportunities and challenges of new technologies for EU tax administration and policy del WU Global Tax Policy Center” depositato lo scorso ottobre 2021 presso il Policy Department for Economic, Scientific and Quality of Life Policies, si pone l’obiettivo di risolvere il problema delle frodi e dell’evasione dell’IVA nelle transazioni a carattere transfrontaliero. In modo particolare, cerca di delineare delle strategie per rafforzare l’interoperabilità standardizzata dei processi di verifica e scambio di informazioni tra i Paesi Membri dell’Unione Europea.

In questo senso, il ricorso comune alla tecnologia blockchain delle rispettive autorità fiscali consentirebbe “l'introduzione di un'infrastruttura tecnica comune che passi da un sistema di scambio di informazioni tra Amministrazioni fiscali a un sistema di scambio diretto di informazioni transfrontaliere tra privati e Amministrazioni fiscali estere”.

In questo senso, non ci sarebbe solo un ricorso all’adempimento fiscale automatico in un contesto transfrontaliero, ma anche un’evoluzione in termini di facilitazione del mercato interno.

Il 9 febbraio del 2022 il gruppo di lavoro della Commissione Europea sul Futuro dell’IVA ha invitato una delegazione olandese a riferire sull'utilità della tecnologia blockchain nel contrasto alle frodi IVA, nel prevenire l’evasione dell’IVA e come strumento che consente di risparmiare sulle risorse umane.

Stando a quanto si apprende dai verbali dell’incontro, la tecnologia blockchain avrebbe consentito di identificare in fase sperimentale sia le frodi intracomunitarie relative alla falsa fatturazione, sia quelle riconducibili al pagamento di una quantità di IVA inferiore a quella fatturata, sia la richiesta di una detrazione IVA superiore a quella fatturata.

Stando alla raccolta dei dati della delegazione olandese, attraverso l’utilizzo della tecnologia blockchain ai fini fiscali l'IVA nella dichiarazione dei redditi corrisponde all'IVA sulle fatture autentiche; consente un controllo incrociato automatico tra la dichiarazione IVA del fornitore e quella dell'acquirente; facilita l'individuazione delle frodi IVA grazie a un segnale d'allarme di importi insolitamente elevati; e consente di abolire gli elenchi IVA.

Questo ha un grande vantaggio anche ai fini dell’accertamento. Non necessitando di analisi del rischio complesse offre all’Amministrazione Finanziaria la possibilità di concentrarsi solo su truffatori ed evasori, interferendo così in minima parte con le normali pratiche commerciali e comportando una minore quantità di risorse informatiche e umane dispiegate a tale scopo. Inoltre, la tecnologia blockchain risulterebbe facilmente integrabile con i software contabili adattandosi sia alle piccole che alle grandi aziende, e riducendone i costi di compliance.
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