23 luglio 2022

Riforma fiscale al capolinea?

Autore: Paolo Iaccarino
La prematura caduta del Governo in un momento di grandi riforme, anche dal punto di vista tributario, rischia di rendere vani gli ingenti sforzi profusi per la realizzazione di una vera “rivoluzione” fiscale. Senza entrare nel merito delle ragioni politiche, né esprimere valutazioni rispetto alla tempistica con la quale è stata innescata la crisi di governo né, tanto meno, valutazioni relative ai tentativi, forse insufficienti, di riconciliazione spesi dal Presidente del Consiglio per evitare quanto accaduto, il percorso parlamentare della Legge Delega per la riforma fiscale subirà un sensibile rallentamento.

Se una riforma fiscale ideata da un esecutivo di unità nazionale rappresentasse inevitabilmente un compromesso al ribasso, il tentativo di traghettare in porto uno degli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, la riforma fiscale guidata da un governo dimissionario è destinata a impantanarsi nelle paludi parlamentari. Sciolto ogni legame sotto il caldo sole di luglio, le istanze di parte, libere da vincoli e proiettate verso l’imminente campagna elettorale, non consentiranno alla riforma alcun reale avanzamento.

Lo scioglimento delle camere, pertanto, non rappresenta necessariamente una notizia negativa. La riforma fiscale, come tante altre riforme necessarie per il sistema Paese, non semplicemente perché ci sono state richieste dall’Europa, necessita di una chiara e univoca visione politica, condizione che solo una maggioranza coesa, uscita dalle urne, può assicurare. Alla luce dei fatti recentemente accaduti, siamo in un momento storico in cui, indipendentemente dal coloro politico di appartenenza, l’Italia ha bisogno di scelte politiche chiare, decise, coraggiose.

Per questo motivo il nostro auspicio è che dalle elezioni esca una maggioranza, che vi siano finalmente dei vincitori e dei vinti, e che l’azione politica dei partiti di maggioranza sia libera da condizionamenti di questa o di quella fazione, principale motivo di impasse nell’ultimo decennio. Nel più classico schema dell’alternanza, abbiamo bisogno che la politica torni a fare e, perché no, a sbagliare.
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