2 settembre 2022

Rinvio dichiarazioni, un gioco a somma zero. A perdere è sempre il contribuente

Autore: Paolo Iaccarino
Arriva finalmente il rinvio dei modelli dichiarativi, ma è quello sbagliato. Quando l’intera pletora dei commercialisti italiani poneva sul tavolo, per l’ennesima volta, il tema del calendario fiscale, inadeguato rispetto agli adempimenti progressivamente introdotti dal fisco telematico, la politica ha preferito accontentare per l’ennesima volta l’Amministrazione Finanziaria, accorciando ulteriormente i tempi a disposizione per l’elaborazione della dichiarazione dei redditi. Il Decreto Semplificazioni, tradendo il proprio nome, concede all’Amministrazione Finanziaria maggiore tempo per l’approvazione della modulistica dichiarativa, sottraendolo inevitabilmente al contribuente per le sue elaborazioni.

L’articolo 11 del Decreto Legge n. 73 del 2022 dispone che ai fini delle imposte sui redditi e dell'imposta regionale sulle attività produttive le dichiarazioni sono redatte, a pena di nullità, su modelli conformi a quelli approvati entro il mese di febbraio, non più entro il 31 gennaio. Lo stesso dicasi per modelli di dichiarazione dei sostituti d’imposta e dei modelli 730. Di pari i modelli di dichiarazione approvati, le relative istruzioni e le specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati sono resi disponibili in formato elettronico dall'Agenzia delle Entrate entro il mese di febbraio, invece del 15 febbraio.

Sembrerà un’inerzia, ma il recente rinvio dei termini per l’approvazione della modulistica dichiarativa concesso all’Amministrazione Finanziaria nasconde molto di più. Sono anni che viene richiesto a gran voce un adeguamento del calendario fiscale che, riorganizzando adempimenti e scadenze, si riveli sostenibile per professionisti e contribuenti, a differenza di quanto accade oggi. In questo senso la bella stagione, ormai, si è trasformata nella via crucis dei commercialisti, oberati da adempimenti che meriterebbero un tempo adeguato per la loro elaborazione. In particolare la dichiarazione dei redditi, nata quale strumento per la determinazione dell’imponibile, si è trasformata in un questionario infinito, a volte assolutamente irrilevante dal punto di vista tributario. Si veda il monitoraggio fiscale.

A fronte delle modifiche introdotte, tuttavia, nulla cambia per il contribuente rispetto a trasmissione e versamenti. La “semplificazione” legislativa, allora, ha un significato ben preciso. Essa tradisce la scarsa considerazione che il potere legislativo ha nei confronti di intermediari e professionisti del settore contabile e tributario. Come se, in fondo, la sottrazione imposta non debba essere nemmeno giustificata a chi, da anni, subisce senza mai ribellarsi.
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