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Nel caso di una coppia con seconda casa cointestata al 50%. Nel 2025 il marito sostiene e detrae le spese di ristrutturazione. Nel 2026 la moglie vuole comprare mobili per 5mila euro con la sua carta e intestarsi le fatture. Si può recuperare il bonus oppure salta tutto? Come impostarla bene prima dell’ordine?
Questo è un caso che andrebbe stampato e appeso in studio perché ricorre continuamente: il bonus mobili non segue la comproprietà, segue la coerenza soggettiva tra chi ha titolo a detrarre i lavori e chi sostiene le spese di arredo. La regola operativa è chiara: la detrazione per mobili ed elettrodomestici spetta al contribuente che fruisce della detrazione per l’intervento edilizio. Se i due soggetti non coincidono - cioè uno detrae i lavori e l’altro paga i mobili - il risultato può essere che il bonus si azzera, perché non c’è un soggetto che abbia contemporaneamente titolo e spesa documentata.
Facciamo un esempio. Il marito nel 2025 ha impostato la ristrutturazione: fatture dei lavori a suo nome, bonifici e detrazione in dichiarazione. Nel 2026 la moglie compra mobili per 5mila euro, pagandoli con la propria carta e facendosi intestare fatture a suo nome. A livello teorico, 5mila genererebbero una detrazione di 2.500 euro, cioè 250 euro all’anno per 10 anni.
Ma nella pratica, così come impostato, la moglie non ha il collegamento soggettivo con la detrazione lavori e quindi non ha titolo. Il marito, invece, avrebbe titolo, ma non ha fatture e pagamenti dei mobili. Il rischio concreto, dunque, è che nessuno possa portare in detrazione quei 2.500 euro.
La consulenza corretta è preventiva: la soluzione più lineare è far sì che fatture e pagamenti dei mobili siano intestati e sostenuti dallo stesso soggetto che detrae i lavori, cioè il marito in questo caso specifico. In parole, se si vuole il bonus, bisogna fare in modo che le fatture siano a nome del contribuente che sta detraendo la ristrutturazione e che i pagamenti tracciabili partano dal suo conto o dalla sua carta. Questo vale per acquisti in negozio e online, e vale anche quando si usa il bonifico.
Se la coppia desidera dividere invece la spesa, non deve farlo in modo disordinato sui documenti fiscali. Può farlo a livello interno, diciamo, con rimborsi tra coniugi, ma l’esterno, a livello cioè di fatture e pagamenti, deve rimanere coerente.
L’altra strada, più strutturata, è impostare correttamente anche la detrazione lavori su entrambi: ma deve essere reale e coerente, con spese effettivamente sostenute e documentate. Non basta essere proprietari al 50%: serve anche la corretta imputazione delle spese e della detrazione.
Come regola generale possiamo consigliare che, quando arriva una coppia, la prima domanda non è “prima o seconda casa”, ma “chi sta detraendo i lavori?” e “a nome di chi saranno fatture e pagamenti dei mobili?”. Se non sono lo stesso soggetto, bisogna intervenire prima che vengano emesse le fatture. Anche perché, una volta emesse, le rettifiche sono spesso impraticabili o comunque rischiose.
Dal punto di vista dei pagamenti, ricordate sempre che sono ammessi bonifico o carta. Niente contanti o assegni invece. E fondamentale per il contribuente: conservare non solo la fattura, ma anche la ricevuta della transazione e l’addebito.
La norma di riferimento resta il bonus mobili ex DL 63/2013, art. 16, co. 2, con proroga 2026 richiamata dalla L. 199/2025, art. 1, co. 22, ma ciò che salva poi alla fine davvero è la coerenza documentale. In questo caso, è letteralmente la differenza tra 2.500 euro di beneficio e zero.