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Lavori iniziati nel 2025 su appartamento in locazione, che è seconda casa. Nel 2025 ha già acquistato arredi per 2mila euro con bonus mobili. Nel 2026 vorrebbe comprare altri mobili per 4mila euro. Come funziona il massimale? E con pagamenti a cavallo d’anno, quale data conta davvero?
Quando il contribuente distribuisce gli acquisti su due anni, il professionista deve evitare l’errore più comune: trattare il bonus mobili come se avesse un plafond che si rinnova automaticamente ogni anno. In realtà, per le spese sostenute nel 2024, 2025 e 2026 il limite massimo agevolabile è 5mila euro per unità immobiliare e, se il contribuente ne consuma una parte in un anno, il residuo non riparte: si riduce. Il quadro normativo di base è quello del bonus mobili ex art. 16, comma 2 del DL 63/2013, con prosecuzione nel 2026 come richiamato dalla L. 199/2025, art. 1, comma 22.
Proviamo a capire meglio. Nel 2025 il cliente acquista letto e armadio per 2mila euro e imposta correttamente la detrazione. Nel 2026 desidera acquistare divano e libreria per 4mila euro. Il ragionamento corretto è: il plafond complessivo è 5mila, perché 2mila sono già stati utilizzati nel 2025 per lo stesso intervento, nel 2026 resta un residuo di 3mila euro. Quindi, anche se la spesa reale è 4mila, la spesa che genera detrazione è 3mila.
Nel 2026 in pratica potrà detrarre il 50% non dei 4mila euro spesi, ma dei 3mila che restano nel tetto, quindi maturerà una detrazione complessiva di 1.500 euro, che recupererà in 10 anni, cioè 150 euro all’anno.
La seconda parte della domanda è altrettanto operativa: quando un pagamento avviene a cavallo d’anno, quale data attribuisce la spesa? La regola pratica è non affidarsi all’estratto conto quando arriva, ma alla prova oggettiva della transazione. Per i pagamenti con carta, ciò che conta è la data di utilizzo risultante dalla ricevuta di pagamento o dal documento dell’e-commerce. Per i bonifici, ciò che conta è la ricevuta e la data dell’ordine di pagamento. Questo è fondamentale perché un cliente può pagare con carta il 30 dicembre e vedere l’addebito il 2 gennaio: se non gestite bene la documentazione, rischiate una discordanza sull’anno di competenza e quindi sul residuo plafond.
Se paga 1.000 euro il 29 dicembre 2026 e 3.000 il 10 gennaio 2027, ai fini del bonus mobili avrà due momenti distinti e dovrà verificare quanto plafond resta per lo stesso intervento.
Infine, non dimenticate la precondizione temporale: per acquisti 2026, lavori iniziati dal 1° gennaio 2025. Nel caso in esame i lavori sono iniziati nel 2025, quindi la condizione è rispettata. Ma se vi arriva un cliente con acquisti 2026 e lavori iniziati formalmente nel 2026, dovete fermarlo: la sequenza temporale lo esclude. Ecco perché il fascicolo dovrebbe sempre contenere la prova di avvio lavori prima di inserire il primo euro di arredi in dichiarazione.