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La Corte di Cassazione ha ribadito che il domicilio del contribuente è costituzionalmente inviolabile anche nell’ambito degli accertamenti tributari. In caso di accesso presso immobili utilizzati come abitazione o ad uso promiscuo, è necessaria una specifica autorizzazione del Pubblico Ministero fondata su gravi indizi di violazione. La semplice mancata opposizione del contribuente durante la verifica non sana eventuali irregolarità dell’accesso. Nel caso esaminato, la Guardia di Finanza aveva effettuato controlli presso l’abitazione del contribuente acquisendo documenti informatici e fiscali, successivamente utilizzati per emettere avvisi di accertamento. La Cassazione ha evidenziato che la natura “promiscua” dei locali deve essere verificata prima dell’ingresso e non può essere desunta successivamente dal materiale trovato. Qualora l’accesso risulti illegittimo, tutta la documentazione acquisita diventa inutilizzabile. La decisione rafforza le garanzie difensive del contribuente e il principio di tutela della privacy domiciliare.