Rimani aggiornato!
Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter, e ricevi quotidianamente le notizie che la redazione ha preparato per te.
La Cassazione (ord. n. 3261/2026) affronta il tema della motivazione nel giudizio di legittimità, ribadendo il limite del “minimo costituzionale”. Il caso riguarda il licenziamento di un’operatrice socio-sanitaria per violenza su una paziente. La Corte d’Appello, pur riconoscendo la gravità del fatto, aveva ridotto la sanzione richiamando stress lavorativo e incensuratezza. La Cassazione censura questa decisione per contraddizione logica: non è possibile qualificare un comportamento come gravissimo e allo stesso tempo attenuarlo con fattori non allegati né coerenti. Il controllo in Cassazione riguarda solo anomalie motivazionali gravi, come contrasti insanabili o motivazioni apparenti. Inoltre, la professionalità del lavoratore aumenta la diligenza richiesta e non può fungere da attenuante. Lo stress lavorativo rileva solo se specificamente allegato e provato. Infine, il giudice non può introdurre d’ufficio fatti non dedotti dalle parti.