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La Corte di Cassazione ha ribadito che le spese di rappresentanza sono deducibili solo se il contribuente dimostra in modo concreto il requisito dell’inerenza. Non è sufficiente che la spesa abbia, in astratto, caratteristiche promozionali: occorre provare che sia stata effettivamente sostenuta per finalità di rappresentanza e non per esigenze personali. L’onere della prova grava interamente sul contribuente, che deve documentare non solo il costo e il pagamento tracciabile, ma anche la destinazione dei beni o dei servizi, ad esempio mediante l’indicazione dei destinatari degli omaggi o elementi che attestino lo svolgimento di iniziative promozionali. In assenza di tali prove, la spesa è indeducibile. Per i professionisti resta fermo il limite quantitativo dell’1% dei compensi percepiti nel periodo d’imposta. La Cassazione ha inoltre confermato la legittimità delle sanzioni, chiarendo che la violazione incide sul profilo sostanziale della deduzione e non è un mero errore formale.