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La disciplina delle start-up innovative, introdotta per favorire la nascita di imprese ad alto contenuto tecnologico, mostra oggi limiti strutturali che ne attenuano l’efficacia come strumento di crescita. Come evidenziato nel documento “Start-up innovativa: analisi della disciplina e prospettive di modifica” a cura del Consiglio e la Fondazione nazionali dei commercialisti, le principali criticità riguardano l’eccessiva formalizzazione dei requisiti di innovatività, l’attrito burocratico e il disallineamento tra durata dello status e cicli reali di sviluppo imprenditoriale. I criteri basati su R&S, brevetti e titoli di studio, pur garantendo verificabilità, non sempre intercettano modelli di innovazione organizzativa o di mercato. Inoltre, gli oneri di compliance e la frammentazione degli strumenti finanziari riducono la fruibilità delle agevolazioni. Le proposte di modifica si orientano verso una semplificazione procedurale, una ridefinizione funzionale dell’innovazione e uno status modulare, capace di accompagnare l’impresa dall’avvio alla fase di scale-up, rafforzando il legame tra conoscenza, capitale e lavoro.