Rimani aggiornato!
Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter, e ricevi quotidianamente le notizie che la redazione ha preparato per te.
L’Agenzia delle Entrate ha evoluto le proprie tecniche ispettive, affiancando agli indicatori di affidabilità fiscale (ISA) e ai parametri di settore anche i dati ISTAT sulla spesa media mensile per famiglia. Dopo decenni di risultati insoddisfacenti legati al “redditometro” e agli studi di settore, i controlli si basano ora su un mix di presunzioni: punteggio ISA inferiore a6, mancata adesione al concordato preventivo biennale e incongruenze tra ricavi dichiarati e quelli medi rilevati nei contribuenti “virtuosi”. In questo contesto, i dati statistici fungono da supporto accessorio per corroborare l’antieconomicità dei comportamenti fiscali, rappresentando il possibile fabbisogno minimo di spesa familiare. Pur non utilizzandoli direttamente per ricostruire i maggiori ricavi, l’Amministrazione li cita per rafforzare le presunzioni di evasione e giustificare avvisi di accertamento basati su modelli induttivi standardizzati.