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Dopo l’avvio operativo della rottamazione quinquies, il ministro dell’Economia Giorgetti ha richiamato i Comuni a “agganciarsi” allo spirito della definizione agevolata per ridurre l’enorme magazzino dei crediti, pur ribadendo l’autonomia degli enti. Il dubbio è se si tratti solo di moral suasion o dell’anticamera di un intervento normativo che includa in modo più organico entrate locali come IMU e TARI, attualmente fuori dal perimetro statale. La quinquies prevista dalla Legge di Bilancio 2026 riguarda infatti carichi affidati ad AdER 2000-2023 su omessi versamenti da dichiarazione (36-bis/36-ter e 54-bis/54-ter) e contributi INPS, consentendo di pagare capitale e spese senza sanzioni, interessi e aggio. IMU e TARI restano escluse perché tributi comunali non legati a liquidazioni da dichiarazione. Se l’apertura ai Comuni evolvesse, gli scenari sono: definizioni locali “a geometria variabile”, aggancio dei carichi comunali ad AdER con regole uniformi, o un modello ibrido con standard nazionali e margini comunali.