17 ottobre 2011

Aidc: le Casse previdenziali non possono estendersi ai non iscritti

L’Associazione dei commercialisti ribadisce la propria contrarietà alla discussa possibilità di far rientrare nella copertura previdenziale dell’Ordine anche i non iscritti che operino come revisori legali.
Autore: Redazione Fiscal Focus

Casse di Previdenza chiuse ai non iscritti all’Ordine - La possibilità che, attraverso provvedimenti mirati, anche i revisori contabili possano rientrare a far parte della cerchia di professionisti di una delle Casse di Previdenza private esistenti nell’ordinamento di categoria, è paventata dall’Aidc. L’associazione si è detta scettica sull’attuabilità di un tale modo di procedere, in quanto addentrarsi in un siffatto cammino significherebbe accettare l’eventualità che si possa far rientrare nella copertura previdenziale anche autonomi professionisti che, in sostanza, con i commercialisti hanno in comune la sola funzione di revisori legali. A ben vedere, si è al cospetto di figure affini ma non uguali, pertanto è dubbia la possibilità di applicare eguali strategie di sostegno previdenziale.

Il blocco posto dall’Aidc - Questa è, in sintesi, la netta posizione evidenziata dall’Aidc solo qualche giorno addietro. “Non è pensabile legittimare – ha dichiarato il presidente dell’associazione, Marco Rigamonti - da questo punto di vista soggetti che, in via potenziale, potrebbero non aver svolto in pieno il percorso di studi universitari, il tirocinio professionale e, soprattutto, l’esame di abilitazione all’esercizio di quella funzione professionale”. Differenze di formazione, dunque, poste alla base della perplessità in merito ad un eventuale accorpamento, a livello previdenziale, tra la categoria dei dottori commercialisti e quella dei revisori contabili. Inoltre, il leader dell’Aidc sottolinea anche un altro genere di ostacoli ai quali si potrebbe andare incontro qualora si decidesse di accorpare le due figure in Casse private di Previdenza sostanzialmente identiche. Il parere di Rigamonti è che se si aprissero le porte di questo genere di enti previdenziali anche al semplice lavoratore autonomo, si incorrerebbe nell’errore di venir meno alla vocazione originaria sita alla base della costituzione delle suddette Casse, vale a dire al fatto che dal punto di vista della legittimità l’accesso alle stesse è strettamente collegato alla professione ordinistica alla quale quelle si riferiscono e non può, dunque, essere esteso a soggetti che non appartengono all’Ordine con il quale la cassa previdenziale si relaziona. Procedere in maniera non conforme alla prassi tradizionale creerebbe un “precedente”, sostiene il presidente dell’Aidc, che piegherebbe le Casse alle continue richieste di adesione che potrebbero avanzare da altre associazioni non ordinistiche. “A seguire – spiega il presidente dei commercialisti - ci sarebbero le varie associazioni di tributaristi, alle quali non vi sarebbe una sola valida ragione per respingere una loro potenziale richiesta”.

Confronto sulla liberalizzazione professionale - Il no chiaro e distinto dell’Associzione italiana dei dottori commercialisti viene inoltrato, dal presidente Marco Rigamonti, con l’intenzione di creare un solco riflessivo all’interno del tavolo di confronto in merito al tema delle liberalizzazioni professionali, argomento caldo nel panorama di riferimento sia dei dottori commercialisti, sia per quel che concerne gli autonomi che svolgono attività parallele in merito alla revisione legale. Il presidente Rigamonti ritiene che tutte le associazioni di categoria aderenti all’Ordine debbano assumere una propria posizione e renderla nota, al fine di dar vita a un dibattito trasparente che porti allo scoperto eventuali convergenze o divergenze in materia di apertura a gruppi professionali non ordinistici. “Siamo certi – conclude il presidente dell’Aidc - che tutta la categoria dei Dottori Commercialisti vorrà assumere in proposito la più chiara posizione possibile”.

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