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L’audizione - Il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili è intervenuto ieri in Commissione Giustizia alla Camera in occasione dell’audizione relativa all’indagine conoscitiva sui progetti di legge recanti “Misure per favorire l’emersione alla legalità e la tutela dei lavoratori delle aziende sequestrate e confiscate alla criminalità organizzata”. Sul punto, illustrato con meticolosa chiarezza del consigliere nazionale delegato alle Funzioni giudiziarie, Maria Luisa Campise, la posizione dell’organo di rappresentanza della categoria non lascia spazio ad alcun dubbio: è necessario intervenire, magari riformulando l’articolo 35 del codice antimafia al fine di rendere trasparenti i criteri di nomina dell’amministratore giudiziario.
Le proposte - “Il Consiglio nazionale dei commercialisti si è fatto parte attiva nell'elaborare proposte emendative al nuovo testo in commento a partire dall'esperienza operativa acquisita sul campo. Gli emendamenti presentati fissano criteri per la scelta dell’amministratore giudiziario in via del tutto generale stabilendo che della loro applicazione concreta nei singoli casi debba essere dato conto in un provvedimento motivato del tribunale che conferisce l’incarico. Si vogliono così evitare criteri e meccanismi di selezione rigidi e inadeguati alle esigenze imprevedibili di ciascuna procedura, ma al contempo rendere trasparenti e verificabili le scelte degli uffici giudiziari”, con queste parole il consigliere Campise ha voluto introdurre le dinamiche d’intervento auspicate dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. Le proposte avanzate dall’organismo professionale mirano altresì a istituire un sistema in virtù del quale si possa adottare un criterio univoco di determinazione dei compensi degli amministratori giudiziari e dei coadiutori dell'ANBSC, un criterio applicabile in maniera uniforme su tutta la Penisola.
Il ruolo dei commercialisti – Un capitolo speciale è stato poi dedicato al ruolo dei commercialisti per quel che concerne l’opera di valorizzazione della figura dell'amministratore giudiziario, soprattutto qualora a svolgere tale incarico sia proprio un commercialista. Nello specifico, al fine di rendere più snelle le attività svolte, il Consiglio nazionale ha proposto di estendere il termine entro il quale per presentare la prima relazione sulla gestione, affidando in ogni caso al giudice delegato il compito di decidere in merito all’ampiezza di un siffatto termine. Sul punto, Maria Luisa Campise sottolinea, a nome del Consiglio nazionale, la convinzione che “l'estensione del termine possa consentire all'amministratore giudiziario una migliore e approfondita valutazione dei fatti, in particolare con riferimento alle prospettive di prosecuzione dell'impresa in sequestro. In molti casi, di particolare complessità gestoria, il termine attualmente previsto si presenta insufficiente per approntare una puntuale relazione sulla prosecuzione delle attività”. Poi, sempre in relazione al ruolo dei commercialisti come amministratori giudiziari, l’organo direttivo della categoria ritiene opportuno incrementare le tutele per essere in grado di fronteggiare eventuali azioni di responsabilità in suo danno. A tal proposito appare quanto mai necessario, come sottolinea lo stesso Consiglio nazionale, “introdurre delle norme che, in caso di irregolarità riscontrate dalle pubbliche amministrazioni sui beni sequestrati (violazioni in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro, irregolarità contributive, ecc.) consentano all'amministratore giudiziario di beneficiare di un termine per la sanatoria senza che il professionista sia esposto a procedimenti, talvolta anche di natura penale”.
I compiti dell’Agenzia – Sul fronte dell’Amministrazione finanziaria, il parere del Consiglio nazionale di dottori commercialisti e degli esperti contabili è che, alla luce di quanto avveniva in passato con l’Agenzia del Demanio, anche le competenze gestorie dell'Agenzia vadano traslate alla confisca definitiva. In merito a tale questione, il consigliere Campise conclude chiarendo che il Consiglio nazionale ritiene che l'ANBSC “anche qualora venisse dotata di risorse umane e finanziarie non potrebbe comunque garantire un’efficace e tempestiva gestione dei beni durante la fase giudiziaria. La gestione dei beni, pertanto, sotto il controllo del giudice delegato, deve rimanere in capo all’amministratore giudiziario per tutta la durata del procedimento, dal sequestro sino alla confisca definitiva. Conseguentemente l'Agenzia, pur mantenendo le funzioni di supporto e ausilio all'autorità giudiziaria, deve occuparsi di amministrare i beni definitivamente confiscati traghettando la gestione dei medesimi dalla data di definitività alla loro effettiva destinazione agli aventi diritto. Proprio perché riteniamo che debba essere conservata la funzione di ausilio all'autorità giudiziaria non condividiamo la proposta di eliminare le sedi secondarie dell'ANBSC che invece devono essere potenziate”.