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La posizione dell’Agenzia - Lo scorso 14 gennaio il direttore generale dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, ha tenuto presso la Commissione Parlamentare di Vigilanza sull’Anagrafe tributaria un’audizione nel corso della quale sono stati chiariti diversi aspetti in merito proprio all’anagrafe tributaria. Nello specifico, la vigile solerzia dell’Associazione nazionale dei commercialisti ha voluto recentemente porre l’attenzione su uno dei temi affrontati dalla Orlandi: il modello 770. Dunque, il numero uno delle Entrate ha sottolineato che con la certificazione unica, il 770 non andrà in pensione almeno per quest’anno, pertanto continuerà a valere il doppio obbligo. Si è trattato di una vera e propria marcia indietro, considerato anche che la richiesta di eliminazione del modello dei sostituti d’imposta era stata avanzata da diverse parti: la ragione principale stava nel fatto che i dati vengono già trasmessi nella certificazione unica in scadenza al 7 marzo prossimo. Tuttavia l’Agenzia si è dichiarata in disaccordo con siffatta tesi, sottolineando che il periodo non è maturo per introdurre ulteriori modifiche.
Lo stupore dell’Anc – Come abbiamo accennato, una simile posizione non ha trovato l’accoglienza sperata, anzi una voce tra tante si è levata esprimendo la propria contrarietà e il proprio stupore: quella dell’Anc guidata da Marco Cuchel. Il leader della sigla sindacale si è dichiarato seriamente perplesso dai contenuti della menzionata audizione, soprattutto per quel che concerne le motivazioni addotte dal direttore generale Orlandi. “Il problema non è solamente aver mantenuto l’obbligo del 770 semplificato, quando l’introduzione del modello di comunicazione unica, il cui numero di dati contenuti è senza dubbio ampliato, lo rende di fatto superfluo, preoccupante è anche la motivazione che il Direttore ha fornito. Si introducono adempimenti nuovi, le cui scadenze sono spesso inopportunamente troppo ravvicinate, con un’estrema disinvoltura, probabilmente con l’idea che tutto ciò non abbia alcuna conseguenza sul lavoro dei professionisti e sui contribuenti, pensiamo alla certificazione unica ma anche alla dichiarazione annuale Iva a partire dal 28 febbraio del prossimo anno. Eppure quando si tratta di eliminare degli adempimenti, così come previsto espressamente nella legge delega per la riforma fiscale, pur se palesemente inutili e superflui, si incontrano difficoltà e resistenze, nella maggior parte dei casi ingiustificate”, ha spiegato Cuchel.
Semplificazione necessaria – La semplificazione, in generale, e quella fiscale, nello specifico, sono appuntamenti che l’Italia e il suo governo non possono evitare. E a questi appuntamenti risulta quanto mai necessario presentarsi preparati, non invece facendo le riforme a metà, lasciandole quindi incomplete. In prima analisi, il parere dell’Anc è che una vera semplificazione del settore debba partire dal calendario fiscale, mettendo così il punto al caos adempimenti che soggioga professionisti e contribuenti. L’Anc non ha mai lesinato appunti all’Amministrazione finanziaria, tant’è che proprio su questo tema l’ultimo parere è stato espresso lo scorso 10 settembre, presso il MEF, in occasione dell’incontro col sottosegretario Zanetti e con i funzionari dell’Agenzia delle Entrate, alla presenza delle altre associazioni del coordinamento unitario.
Il regime sanzionatorio – Altro problema messo in evidenza dall’associazione di categoria è quello del regime sanzionatorio che non è stato per nulla migliorato, anzi rileva elementi che rasentano l’assurdo. Il parere è che la nuova normativa fiscale, sul fronte sanzionatorio, finisca per sconfinare nel terreno dell’incostituzionalità soprattutto per quel che concerne il pagamento della sanzione. Dunque, nel dettaglio, questo nuovo sistema prevede che in caso di visto infedele a pagare sia la sanzione che l’imposta debba essere l’intermediario fiscale. Tale previsione però risulta contraria a quanto esprime l’art. 53 della Costituzione. “Ribadiamo che far pagare all’intermediario l’imposta che dovrebbe essere corrisposta dal contribuente, in caso di visto di conformità infedele, rappresenta una mostruosità normativa inaccettabile e preoccupa che un organismo tecnico, quale l’Agenzia delle Entrate, sostenendo la fondatezza di una misura simile, ignori un principio normativo che non dovrebbe essere messo in discussione. I professionisti non hanno assunto l’impegno di apporre il visto di conformità, è questa una responsabilità che qualcun altro ha attributo loro, senza preoccuparsi di ascoltarli e di contemplare un giusto e doveroso riconoscimento”, sottolinea il presidente Cuchel.
Split payment – E dulcis in fundo, l’Anc si sofferma sullo split payment previsto dalla Legge di Stabilità 2015. L’associazione ritiene che si tratti di un regalo ai fornitori di beni e servizi per la pubblica amministrazione. In sostanza, la Pubblica Amministrazione non sarà più chiamata a versare l’Iva alle imprese, che a loro volta saranno tenute a pagarla ai loro fornitori e a chiedere il rimborso. L’Anc teme che possa crearsi un grave squilibrio finanziario connesso a un’evidente penalizzazione delle le imprese in un periodo di fortissima riduzione della liquidità. “È legittimo chiedersi, a questo punto, dove siano finiti i propositi di semplificazione e di alleggerimento di carichi che sono sempre più pesanti e che professionisti ed imprese difficilmente potranno continuare a sostenere”.