6 agosto 2012

Anc: per i giovani si chiede rispetto “previdenziale”

Risulta necessario scongiurare il problema sociale nel campo della previdenza, questa la richiesta di Cuchel
Autore: Redazione Fiscal Focus

Il caso e la lettera - L’Associazione nazionale commercialisti ha inoltrato lo scorso venerdì una lettera aperta al fine di sottolineare quella che la sigla sindacale ritiene sia una clamorosa lesione ai diritti previdenziali di un commercialista. In sostanza, è avvenuto che un commercialista iscritto alla gestione separata propria della categoria, con l’intento di rivedere i propri calcoli ai fini pensionistici, si è rivolto all’Organo Supremo. Attraverso la sentenza del 30 luglio 2012, l’Organo Supremo ha inteso affrontare la questione avvalendosi di una pubblica udienza, anche perché il tema era già stato lungamente discusso in Camera di Consiglio. Su questo punto la lettera aperta sostiene che l’Anc “si farà pertanto parte attiva presso il Legislatore per ottenere una nuova codifica del concetto di diritto acquisito in materia previdenziale, in cui sia chiaramente espressa la superiorità della salvaguardia del diritto ad un trattamento previdenziale adeguato di tutti coloro che, attraverso i contributi concorrono al sistema, rispetto al mantenimento di un trattamento oramai non più sostenibile. Solleciteremo ad affiancarci in questa azione anche il nostro Organismo confederale di rappresentanza Confprofessioni, la nostra Cassa di Previdenza CNPR e l’Adepp, affinché si agisca anche attraverso il monitoraggio dell’effetto sociale e la definizione dei passi da fare nei confronti del Ministero del Lavoro per una definitiva soluzione del cosiddetto conflitto previdenziale tra generazioni”.

Le norme - La lesione dei diritti, avvertita dal commercialista in questione, vien fuori dal fatto che “la sua Cassa di Previdenza adotta un criterio di calcolo che modula in maniera diversa il suo trattamento pensionistico, e così si rivolge all’Organo Supremo, che in applicazioni di leggi dello Stato, rileva che il principio del pro rata serve a scongiurare di colpire le aspettative di diritti maturati”. A tal proposito, la Corte ha affermato che le modifiche ai criteri di calcolo pensionistico utilizzati e il loro valore non retroattivo sono principi introdotti dalla Finanziaria 2007. Ciò detto se ne deduce che la pensione può essere suddivisa in due quote: da un lato si pone il calcolo “sull’anzianità acquisita in costanza della vecchia norma”; mentre dall’altro canto troviamo il calcolo “sull’anzianità residua, alla luce della nuova norma che ha introdotto un principio più flessibile (naturalmente meno favorevole)”. Le due quote vengono poi sommate l’una all’altra. Da ciò si giunge all’incontrovertibile conseguenza che gli istituti di previdenza non possono modificare la pensione maturata, ossia dedotta dalla somma di questi due calcoli. Tale divieto rimane in vigore anche nelle eventualità di possibile disequilibrio dell’istituto previdenziale o nel tentativo di giungere a un’equità generazionale. “Infatti, le sentenze della Corte non trattano un aspetto determinante e cioè che il debito latente collegato ai trattamenti retributivi maturati fino a dicembre 2003 grava sulla contribuzione corrente degli iscritti ed ancora le sentenze, non si fanno carico del fatto che il diritto maturato con il vecchio calcolo retributivo non corrisponde a quanto versato dall’iscritto in procinto di pensione”, spiega il presidente Marco Cuchel nella missiva di Anc.

Il problema sociale – Il parere dell’associazione è che il diritto a ricevere la pensione e a riceverla secondo le somme pattuite non può essere calpestato, neanche se le condizioni della Cassa impediscono il pagamento. A farne le spese infatti non dev’essere il commercialista in pensione che per raggiungere quel momento ha dovuto lavorare duro per un’intera vita, ma allo stesso tempo l’Anc ritiene che non debbano pagare queste carenze i giovani di oggi che saranno i pensionati del futuro, altrimenti si prospetterebbe la concretezza di un vero e proprio problema sociale. “La decisione dei Giudici accende un riflettore sul conflitto tra giovani e anziani, tra chi va in pensione e chi questa pensione deve pagarla con i propri contributi. Le sentenze chiariscono in via definitiva i diritti dei pensionati di oggi, ma chiariscono sempre in via definitiva il dramma dei futuri pensionati. Le sentenze ripropongono, dunque, una serie di interrogativi: il primo quello della sostenibilità, che vuol dire capacità di garantire quelle prestazioni che il sistema ha promesso negli anni. Diventa così inevitabile aumentare i contributi ai giovani lavoratori, mettendo in campo nuove dolorose riforme previdenziali”, conclude Cuchel.

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