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Il ‘no’ - I commercialisti non ci stanno. È un ‘no’ sonoro quello che arriva dalle associazioni di categoria siciliane in riferimento all’obbligo di inviare la PEC in materia di antiriciclaggio. Non usano infatti mezzi termini i presidi di categoria riuniti nel Coordinamento regionale, formato dalle sigle sindacali di Agrigento, Messina, Nicosia/Enna, Ragusa, Siracusa, Trapani, Palermo e Catania.
L’obbligo – In sostanza, con apposito provvedimento, l’Amministrazione Finanziaria ha chiesto ai dottori commercialisti e agli esperti contabili la comunicazione degli indirizzi PEC. Una richiesta che ha il carattere obbligatorio, alla quale quindi i 105.000 professionisti non possono sottrarsi nonostante la già pesante mole di lavoro che li attende in studio.
La richiesta dei sindacati siciliani - Salvatore Russo - Presidente Associazione Nazionale Commercialisti Agrigento, Antonio Mamì - Presidente Associazione Nazionale Commercialisti Messina, Salvatore Burrafato - Presidente Associazione Nazionale Commercialisti Nicosia/Enna, Antonietta Laterra - Presidente Associazione Nazionale Commercialisti Ragusa, Salvatore Geraci - Presidente Associazione Nazionale Commercialisti Siracusa, Michela Rallo - Presidente Associazione Nazionale Commercialisti Trapani, Pia D’Oca - Presidente Unione Nazionale Commercialisti Ed Esperti Contabili Palermo e Tito Giuffrida - Presidente Unione Italiana Commercialisti Catania hanno chiesto, in maniera congiunta, la soppressione di un siffatto obbligo. Secondo il Coordinamento siciliano, infatti, gli indirizzi richiesti dall’Amministrazione Finanziaria sono già facilmente reperibili dalla stessa tramite l'indice INI PEC, aggiornato dagli Ordini territoriali. Risulta pertanto inutile un’ulteriore comunicazione, che ha tutto il sapore di un adempimento in più su un carico già oltre misura. I suddetti sindacati, infine, ricordando altresì che “hanno già posto all’attenzione degli organi competenti alcune proposte di semplificazioni del D. Lgs. 231/2007 in materia di antiriciclaggio ed in previsione dell'attuazione del citato provvedimento denunciano che i commercialisti non sono più nelle condizioni di ottemperare a inutili adempimenti che continuano a distogliere dalla naturale essenza della professione”.