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Riforma delle professioni prima del termine della legislatura, modifica della legge sulla mediazione civile e commerciale, revisione del testo sullo smaltimento dell’arretrato in accordo con i legali. Queste le tre promesse fatte dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano. Promesse che servono anche a calmare gli animi degli avvocati da mesi impegnati a contestare le decisioni prese in merito a questi argomenti.
La riforma delle professioni – per la categoria forense è un’occasione per tentare di ristabilire una certa supremazia rispetto alle altre professioni. Per accelerare una riforma che giace in Parlamento da molto, forse troppo, tempo. Basta con gli aiuti, servono cambiamenti strutturali per migliorare il Paese. Questo suggerimento arriva ormai da più parti.
La riforma della mediazione obbligatoria – gli avvocati non hanno mai digerito la legge. Scioperi e ricorsi vanno avanti da oltre un mese. Chiedono di essere ascoltati. Ma la questione è delicata: tutte le altre professioni hanno accolto positivamente questa novità normativa, tra l’altro approvata con voto bipartisan, non dovrebbero essere i capricci di una categoria a mettere tutto in discussione. Ma capricci a parte, bisogna riconoscere che sono stati avanzati dubbi sulla costituzionalità della legge. Bisognerà aspettare l’eventuale decisione del giudice delle leggi. Nel frattempo, però, Alfano tenta la mediazione tra il ministero e gli organismi rappresentativi della professione forense: martedì prossimo, ore 21, nella sede del ministero ci sarà quello che, secondo la formula ufficiale, viene chiamato tavolo programmatico. Durante questo incontro saranno discusse le possibili soluzioni ai problemi sollevati da una parte dell'avvocatura e relativi all'applicazione dell'innovativo strumento della mediazione civile.
Pare che a questo tavolo i rappresentanti del legali arriveranno con una proposta «top secret», scettico e sempre meno disposto a trattare è il Presidente dell’Organizzazione unitaria degli avvocati, Maurizio De Tilla, che non accetterà l’invito al tavolo ministeriale. “C'è poco da trattare – ha dichiarato – l'unica uscita possibile è l'abrogazione dell'obbligatorietà della conciliazione, incompatibile con la Costituzione e con le norme europee. O il ministro capisce e ammette di aver sbagliato, oppure sarà scontro sempre più duro”.
La riforma costituzionale della giustizia – la categoria forense conferma la posizione a favore della separazione delle carriere, ma poi avverte che gli altri capitoli dovranno essere affrontanti con molta prudenza. Il pensiero vola all'obbligatorietà dell'azione penale e all'autonomia della polizia giudiziaria. Quanto poi alla disciplina della responsabilità civile dei magistrati, è stata riconosciuta la necessità di una regolamentazione che, però, non può prescindere dal tener conto della delicatezza della funzione.
La riforma sembra essere apprezzata in particolare dai penalisti: per la prima volta si assiste ad una proposta completa e che ha gambe per camminare, hanno affermato. Affronta argomenti che gli addetti ai lavori da sempre propongono. L’unica richiesta: la propaganda politica resti fuori dalla riforma.