30 maggio 2013

Avvocati giuslavoristi: no al rito Fornero

Indicazioni per un arbitrato più affidabile.
Autore: Redazione Fiscal Focus

Giustizia da snellire - Il motore della giustizia è inceppato, questo ormai è un fatto assodato e incontestabile. Tant’è che l necessità primaria del sistema giudiziario italiano è quella di adottare delle strategie di snellimento delle procedure. Ma vi è un ambito che pare più appesantito degli altri, nonostante il recente intervento di riforma scaturito dall’entrata in vigore del rito Fornero. Si tratta appunto della giustizia del lavoro, nello specifico quella inerente l’impugnazione dei licenziamenti.

Sopprimere il rito Fornero - Sul punto sono intervenuti, di recente, gli avvocati giuslavoristi iscritti all’Agi, che hanno evidenziato le non poche problematiche emerse a riguardo. Gli Avvocati giuslavoristi italiani chiedono a ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, che vengano apportate delle modifiche radicali alla situazione che si è attualmente creata. In sostanza, la richiesta è sintetizzabile nella soppressione immediata del rito Fornero per l'impugnazione dei licenziamenti, poiché si tratta di una prassi che sta generando ingenti danni a una giustizia che vive già grosse difficoltà. “La doppia fase del primo grado che raddoppia il carico di lavoro dei tribunali, le incongruenze di disciplina che impongono moltiplicazione di cause e rallentamento di tutte quelle non soggette al rito Fornero”, sottolineano gli avvocati giuslavoristi illustrando al Guardasigilli una strategia alternativa.

La proposta Agi – Gli Avvocati giuslavoristi italiani sostengono che è diventato quanto mai opportuno invertire la rotta rispetto a quella segnata dal rito Fornero, in quanto tra i principali problemi è emerso quello fondamentale del “disorientamento indotto dalla tecnica approssimativa della legge che sta dividendo i tribunali e gli stessi giudici di un medesimo tribunale tra soluzioni disparate e che spesso frustrano l'esigenza delle parti di arrivare ad una pronunzia di merito. Con inutile dispendio di energie e costi”. Il punto è quindi che la riforma è stata attuata, ma non ha trovato terreno fertile nel quale attecchire soprattutto perché, stando così come le cose si presentano, l’arbitrato è divenuto sempre meno affidabile. Le proposte di modifica degli avvocati giuslavoristi andrebbero quindi a rinsaldare queste lacune, rafforzando l’arbitrato sia nella teoria normativa che nella pratica. “Con le modifiche suggerite diverrebbe un mezzo facoltativo ma efficace alla riduzione del carico della giustizia togata. Tra le altre proposte, quella di attribuire efficacia definitiva alle conciliazioni raggiunte dalle parti con l'assistenza rispettiva di un avvocato specializzato, così da incentivare la definizione amichevole delle controversie. Riforme a costo zero, come esige il momento, ma di impatto utile per la giustizia in difficoltà. Senza rinunziare a invocare gli investimenti, in personale, tecnologie e formazione, che davvero necessitano, con prospettiva di più ampio periodo, alla giustizia, anche del lavoro. Il ministro ha dimostrato interesse e apertura ai suggerimenti che si è riservato di valutare in sede tecnica”, ha chiarito l’Agi.

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