25 febbraio 2016

Boom voucher: allarme elusione!

Autore: REDAZIONE FISCAL FOCUS

Era il lontano agosto 2008 quando i buoni lavoro (c.d. voucher) videro per la prima volta la luce. Da allora, secondo uno studio dell’INPS, sono stati venduti 212,1 milioni di buoni lavoro, superando il milione di lavoratori retribuiti in un anno. Uno “strumento di pagamento”, questo, a cui i datori di lavoro hanno fatto sempre più affidamento negli anni, tant’è che è progressivamente aumentato nel tempo, registrando un tasso medio di crescita del 70% dal 2012 al 2014 e del 75% nel primo semestre del 2015 rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente. Fatto positivo? Niente affatto. Secondo Francesco Longobardi, Presidente Nazionale Ancl-Su, “La genericità del "buono lavoro" rende sostanzialmente difficile ogni eventuale controllo, non essendo riportato sul voucher l’orario di utilizzazione. C'è bisogno di revisionare il sistema perché il rischio di elusione è alto”. “Fa riflettere – continua Longobardi - il fatto dell’aumento esponenziale dell'utilizzo dei voucher nel commercio e nel turismo. Ci fa intendere che settori così trainanti per l’economia nel nostro Paese siano retti dalle prestazioni occasionali”.

A darne notizia è un comunicato stampa diffuso ieri dal Sindacato Unitario, Ancl.

Dati 2015 - Nel 2015 in Italia sono stati venduti circa 115 milioni di buoni lavoro, pari a 1 miliardo e 150 milioni di euro, di cui circa 288 milioni versati a INPS e INAIL: mediamente, infatti, da un buono lavoro di 10 euro il prestatore d'opera mette in tasca 7,50 euro netti. Probabilmente complice il D.Lgs. 81/2015 sul riordino dei contratti, che ha imposto come unico parametro per il lavoro accessorio il compenso massimo di 7.000 euro all'anno, l'anno scorso ha registrato un +66% di adozione di questo tipo di rapporto di lavoro.
Da un lato, considera Longobardi, “non v’è ombra di dubbio che tale sistema ha consentito di far emergere prestazioni occasionali che prima non erano minimamente tutelate”. Dall'altro, il sistema per accedere ai voucher è tale per cui controllare che siano usati in modo proprio è molto difficile.
Banalmente, un esempio: l'unica indicazione che il voucher ha, al momento del suo acquisto, è che deve essere "consumato" entro 30 giorni. L'imprenditore che volesse abusarne può acquistare 1.000 euro di voucher (a rigore 100 ore, più o meno 12 giorni di lavoro) e pagare un mese al lavoratore. In una situazione in cui, rispetto ad altre forme contrattuali temporanee (contratto a termine, il lavoro intermittente o il part-time), lo stesso lavoratore ha una contribuzione e un'assicurazione contro gli infortuni molto ridotta e non ha accesso agli ammortizzatori sociali.

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