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Il parere di Siciliotti - Questa nuova imposta comunale non smetterà tanto presto di far parlare di sé. Il dibattito attuale riguarda il confronto, troppo spesso serrato, tra i Caf e i commercialisti ed esperti contabili. Nel caso specifico, a dichiarare la sicurezza nella propria competenza e abilità, è il presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, Claudio Siciliotti, che a fronte della questione in merito al possibile caos Imu sollevata dai Caf, ha risposto con assoluta tranquillità di non temere il polverone annunciato. “Il rischio caos sui versamenti Imu, così come l'hanno definito i Caf, fa sorridere i commercialisti”, è stato uno dei primi commenti del leader dei commercialisti italiani. Il motivo della non tanto velata ironia risiede tutto nel fatto che, secondo Siciliotti, si è al cospetto di un non problema o di una criticità che non ha quelle coordinate tali da dover destare una maggiore preoccupazione. Tant’è che il parere del presidente è che la categoria da lui guidata si è già trovata a dover fronteggiare questioni ben più grosse, pertanto il faccia a faccia previsto con l’Imu non sarà chiamato a destare nessun genere di panico da prestazione.
Nessun caos per i commercialisti - “La situazione 'caos' - spiega Siciliotti - come l'hanno definita i Caf, rispetto ad altre situazioni che si sono trovati a fronteggiare gli istituti dei commercialisti, in questi anni fa sorridere. Noi ci dobbiamo rassegnare a liquidare le imposte delle partite Iva italiane in situazioni nelle quali ancora non sono ancora disponibili i software di settore. Certo, per i Caf avere un quadro definito consentirebbe loro di consegnare i bollettini per il pagamento dell'Imu, cosa che non possono fare perché non è chiaro nella generalità dei Comuni se rimarranno confermate le aliquote base o se i Comuni vareranno aliquote per così dire personalizzate”. In sostanza, Claudio Siciliotti afferma che non vi è nulla di irragionevole nel termine del pagamento, data per la quale tutti i versamenti saranno uguali per l’intera Penisola, in quanto si utilizzeranno le aliquote ordinarie e non le modifiche adottate dai Comuni. “Il termine di pagamento è il 15 giugno e prevedere che si versi in tutta Italia con le aliquote ordinarie, senza attendere le modifiche fatte dai singoli Comuni, è un'ipotesi ragionevole. E' vero – conclude il presidente del Consiglio nazionale - che i Comuni hanno il diritto di modificare, anche di aumentare l'imposta, ma nella misura in cui oggi non hanno provveduto, sarebbe ragionevole prevedere che a giugno si vada a versare come acconto l'aliquota base, e poi in sede di saldo a dicembre, quando si paga la seconda rata di saldo, che si versi la differenza in un contesto in cui è ormai noto e chiaro quali siano le maggiorazioni dei Comuni”.
La proposta dei Caf – I Caf Cgil e Cisl, dal canto loro, avevano avanzato l’ipotesi di concedere ai contribuenti un versamento di acconto in attesa che i Comuni elaborino le loro aliquote, concludendo il pagamento complessivo dell’imposta a dicembre. “Vorremmo fare la dichiarazione dei redditi e contemporaneamente fare il calcolo dell'Imu. Però il calcolo non riusciamo a farlo perché non sappiamo quali aliquote prendere in considerazione, anche perché i Comuni possono modificarle, sembrerebbe fino al 30 settembre – ha dichiarato Valeriano Canepari, presidente Caf Cisl e coordinatore consulta Caf. Dunque, come s’è visto, il cuore della polemica sta nella proposta dei Caf di “poter fare il calcolo dell'Imu, l'acconto che deve essere pagato entro il 15 giugno, sul 50% delle aliquote previste dalla legge nazionale; poi a dicembre, quando si fa il saldo, si pagherà sulla base delle aliquote effettivamente deliberate da ogni Comune e quindi il saldo recupererà quello che si è pagato in più o in meno”, alla luce di quanto ha illustrato Canepari.