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Contributo integrativo al 2% - Ha dell’amaro la vicenda conclusasi da poco e avente come protagonisti la Cassa di previdenza e assistenza dei dottori commercialisti e il Ministero dell’Economia. Entrando nel merito della vicenda, ne vien fuori che il suddetto Dicastero, di concerto con quello del Lavoro e delle Politiche sociali, avrebbe dovuto firmare entro il 31 dicembre la riforma del sistema contributivo dei commercialisti messa a punto dalla Cassa previdenziale in primavera e approvata dalla stessa il 24 maggio dello scorso anno. Ora, da quanto accaduto emerge che il Ministero guidato da Elsa Fornero avrebbe firmato il riordino presentato dall’ente previdenziale, mentre non è stato sottoscritto alcun via libera dal Tesoro. Pertanto, il mantenimento del contributo integrativo al 4%, l’innalzamento del contributo soggettivo all’11% da subito e al 12% nei prossimi anni, saranno misure che entreranno a regime solo quando i Dicasteri presteranno fede ai propri impegni approvando la riforma. Ad oggi, però, tutto ritorna al punto di partenza, ossia al contributo integrativo al 2%. Condizione, questa, che ha prodotto un’ingente dose di delusione e scontento nel Consiglio d’Amministrazione della Cassa di previdenza e assistenza dei commercialisti, soprattutto perché l’episodio è apparso come frutto di un mancato ascolto da parte dell’Esecutivo di quelle esigenze che la categoria, tramite il proprio ente previdenziale, aveva posto in evidenza.
Solidarietà e delusione - Lo scontento conseguente ha coinvolto non solo la Cassa, ma anche associazioni interne alla categoria, quali l’Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili, che fin da subito ha espresso la propria solidarietà all’istituto di previdenza, pur segnalando come non condivisibili determinate prassi operative portate avanti dalla Cassa. In effetti, l’originaria posizione del gruppo giovanile della categoria non era priva di critiche nei confronti della riforma redatta, tant’è che l’Unione, insieme ad altre associazioni, aveva chiesto che venisse confermata una proroga al fine di protrarre il confronto costruttivo volto ad apporre migliorie al provvedimento. Istanza che però, all’epoca dei fatti, non venne accettata dalla Cassa di previdenza, che giustificò il proprio parere negativo appellandosi alla necessità di un’approvazione celere che i Ministeri non avrebbero mai dato se si fosse posta in ballo l’eventualità di un posticipo. In sostanza, la Cassa aveva già concordato con gli organi esecutivi la delibera della riforma entro la fine dell’anno, pertanto ulteriori assetti come quelli richiesti dall’Unione giovani avrebbero messo in bilico l’approvazione ministeriale. Paventato pericolo al quale l’ente previdenziale è, in ogni caso, andato incontro, anche senza prestare ascolto alle istanze dell’Unione. In sostanza, pur non essendoci stato il rinvio, l’approvazione non è stata concessa. A ragione di ciò, l’Unione nazionale dei giovani commercialisti ed esperti contabili si dichiara vicina alla Cassa di previdenza, comprendendone le delusioni, ma evidenziando come il risvolto della medaglia tende a sottolineare l’esigenza di non escludere il confronto interno all’insegna di promesse esterne.
Morale della storia - Il comportamento del Ministero dell’Economia è giustificabile alla luce del momento critico che l’Italia sta vivendo, ma si tratta di una motivazione che può essere accettata solo a livello parziale, quel tanto che basta per non inasprire gli animi e, di conseguenza, bruciare future occasioni di dialogo. A questo punto, però, il focus sul quale ha voluto concentrarsi l’Unione giovanile si riferisce proprio alla natura del confronto e si tratta di una riflessione che percorre due versanti. In primo luogo, i giovani commercialisti pretendono un approccio trasparente e concreto con le istituzioni, occasioni che non siano mero esibizionismo, seri momenti di scambio e crescita nei quali l’ascolto sia investito del ruolo di forza trainante. Medesime richieste, ma con differenti risvolti, sono quelle avanzate nei confronti della Cassa di previdenza e sicurezza dei commercialisti. In questo caso, l’Unione giovanile vuole sottolineare l’insegnamento dedotto dall’episodio, mettendo in risalto la necessità di cambiare il modus operandi che dovrà tener presente, in prima battuta, le opinioni e le proposte che la categoria esprime tramite le associazioni, poi, in un secondo momento, le pressioni provenienti dagli ambienti istituzionali. Perché la triste morale della vicenda mette in risalto come seguire promesse senza ascoltare i propri iscritti può condurre verso una sostanziale delusione e il mancato raggiungimento degli obiettivi sperati.