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Il metodo contributivo - Casse dei dottori commercialisti e dei ragionieri non saranno più sole alle prese col metodo contributivo. A ben vedere, nel momento in cui le norme della riforma Monti-Fornero entreranno a pieno regime, gli istituti di previdenza ai quali fanno riferimento gli iscritti al Cndcec non saranno più gli unici ad aver adottato il metodo contributivo, ma verranno affiancati dagli enti previdenziali di ingegneri e architetti, consulenti del lavoro, geometri e giornalisti, con l’unica peculiarità per quel che concerne i geometri che potranno rimanere al retributivo se continuano a lavorare fino a settant’anni. Intanto, in attesa che ciò avvenga e dopo il superamento dei controlli effettuati direttamente dal capo del welfare, gli istituti previdenziali privati hanno già intavolato procedure di rinnovamento dei rispettivi sistemi.
Le novità - “I sistemi retributivi premiali e insostenibili sono solo un lontano ricordo, nel pubblico come nel privato. E’ necessario calare la sostenibilità di lungo periodo nella specificità delle platee interessate, tenere conto delle loro caratteristiche, ragionare sul ciclo economico in atto e sul futuro dei giovani”, con queste parole, nel mese di giugno, i presidenti delle casse alle quali fanno riferimento i liberi professionisti e che si riconoscono sotto l’effige dell’Adepp annunciavano il vento di cambiamento che avrebbe travolto, di lì a poco, il settore. E novità ce ne sono state. In primo luogo, è risultato necessario stilare un programma di sostenibilità a cinquant’anni e per raggiungere un tale obiettivo si è dovuto lavorare sia sull’aumento della vita lavorativa e contributiva sia sulle modalità di calcolo per coloro che hanno deciso di non passare al contributivo.
La Cnpadc - Il contributivo non è la panacea di tutti i mali, questa in sostanza è la posizione del pioniere del metodo previdenziale, Walter Anedda, che fin dall’inizio ha adottato siffatto sistema in seno alla Cnpadc. Nel momento in cui l’istituto compie il passaggio dal retributivo al contributivo, dovrà comunque tener presente la questione relativa ai parametri ai quali gli iscritti devono rispondere. Ma quali sono questi parametri che l’ente di previdenza è tenuto a monitorare? Ebbene, secondo il presidente della cassa dei dottori commercialisti questi consistono nei “redditi della platea di riferimento, demografia e contesto economico e finanziario, anche generale”. Senza un tale quadro il contributivo risulta inadeguato a gestire e garantire l’equilibrio indicato dal ministro Fornero.
Rendimenti/Patrimonio – Su questo punto la posizione del presidente Anedda è leggermente in contrasto con le disposizioni governative, nel senso che rileva una difficoltà nel “valutare un sistema solo sulle differenze annuali tra contributi e prestazioni senza tener conto della differenza positiva che anno per anno i nostri regimi registrano”, come vorrebbero invece i parametri illustrati dalla Legge Fornero. In definitiva, il parere del presidente del Cnpadc è che ad avere un ruolo fondamentale nel garantire la sostenibilità sia altresì il patrimonio, ossia “l’accumulo dei contributi e dei rendimenti rispetto alle prestazioni erogate”.