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La mancata autonomia - Nonostante gli allarmi lanciati da più parti proprio in occasione del Professional Day svoltosi ormai una settimana fa, procedono le azioni direttamente o indirettamente connesse alla spending review e a farne le spese (è il caso di dirlo) sono ancora una volta gli enti privati di previdenza. Siamo oramai al cospetto di un cerchio che tende ogni giorno restringersi intorno alle casse dei professionisti, che già del 2012 sono state ‘dissanguate’ dalle ingenti richieste erariali e dal taglio ai costi di mantenimento. Nell’arco dello scorso anno le Casse alle quali fanno riferimento i professionisti (venti istituti, per l’esattezza) hanno versato complessivamente 4 milioni di euro e per l’anno in corso è previsto un raddoppio della cifra. In totale, gli istituti l’anno prossimo si troveranno 12 milioni di euro in meno. Il tutto perché non viene rispettato il principio di autonomia che dovrebbe vigere sugli enti di previdenza e assistenza ai quali sono iscritti un milione e 700 mila professionisti.
Cosa comporta? – Ebbene, considerato che non viene per nulla presa in considerazione l’autonomia delle Casse, queste non solo vengono private (sarà inteso nel senso di ‘privazione’ il fatto che queste Casse siano ‘private’?) di un tale prezioso segno di rispetto, ma allo stesso tempo vengono loro sottratte delle risorse economiche che potrebbero altrimenti essere convogliate all’istituzione di servizi dedicati ai rispettivi iscritti. Tra tali erogazioni si potrebbe pensare, ad esempio, ai sostegni per malattia, per crisi economica o per calamità naturale. Benefici che le Casse, ad oggi, prevedono, ma che potrebbero avere un valore economico più consistente se non si dovesse pagare il ‘dazio istituzionale’.
Le dismissioni – Tant’è che per fronteggiare gli ingenti versamenti che attendono dietro l’angolo, alcuni istituti privati di previdenza e assistenza hanno optato per la vendita dei propri beni immobiliari. Prima fra essi è la Cassa nazionale dei ragionieri che ha deciso di dismettere 1.700 unità abitative divise in 38 immobili nella maggior parte dei casi a destinazione residenziale. Gli immobili sono dislocati in diverse regioni della Penisola e permettono di raggiungere un valore stimato di circa 550 milioni di euro. Il Fondo che si occupa delle operazioni di vendita prevede di acquisire l’intero valore nell’arco medio di cinque anni.