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La norma “rinnovata” - In questi giorni di maretta, c’è almeno un tema rimasto immutato, pur cambiando le date di riferimento, nel testo del decreto legge n. 201/2011. Di che si tratta? Ebbene, l’argomento vagliato da questo punto che, come l’intera manovra, verrà approvato entro venerdì al Senato, è particolarmente caro alle categorie professionali e alle loro Casse di previdenza. Entrando nel merito, si tratta della disposizione, riferita alle Casse previdenziali private, di prendere provvedimenti di riordino della propria gestione al fine di rimanere in positivo per i prossimi cinquant’anni. “In considerazione dell'esigenza di assicurare l'equilibrio finanziario delle rispettive gestioni in conformità alle disposizioni di cui al decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, e al decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103, gli enti e le forme gestorie di cui ai predetti decreti adottano, nell'esercizio della loro autonomia gestionale, entro e non oltre il 30 giugno 2012, misure volte ad assicurare l'equilibrio tra entrate contributive e spesa per prestazioni pensionistiche secondo bilanci tecnici riferiti ad un arco temporale di cinquanta anni. Le delibere in materia sono sottoposte all'approvazione dei Ministeri vigilanti secondo le disposizioni di cui ai predetti decreti; essi si esprimono in modo definitivo entro trenta giorni dalla ricezione di tali delibere. Decorso il termine del 30 giugno 2012 senza l'adozione dei previsti provvedimenti, ovvero nel caso di parere negativo dei Ministeri vigilanti, si applicano, con decorrenza dal 1° gennaio 2012: a) le disposizioni di cui al comma 2 del presente articolo sull'applicazione del pro-rata agli iscritti alle relative gestioni; b) un contributo di solidarietà, per gli anni 2012 e 2013, a carico dei pensionati nella misura dell'1 per cento”, questo è quanto cita il comma 24, dell’articolo 24 del decreto salva Italia. La lieve variazione rispetto al provvedimento originario si riscontra nella soglia di scadenza, che all’epoca della stesura del testo venne fissata al 31 marzo, mentre in seguito al vaglio delle Commissioni della Camera è slittata al 30 giugno 2012.
La contrarietà di Confprofessioni - L’allarme dei professionisti si è fatto sentire fin da subito e non ultimo in tale manifestazione di scontento è il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, il quale ha sottolineato che pur essendosi esteso il termine, gli attuali sei mesi predisposti per l’allineamento degli obblighi di gestione del valore positivo del saldo previdenziale per le Casse private non sono per nulla sufficienti. “Siamo seriamente allarmati per la minaccia di un intervento sulle Casse di previdenza dei professionisti, che impone l’adeguamento dei saldi previdenziali a 50 anni in soli sei mesi di tempo – ha dichiarato Gaetano Stella - Il sistema pensionistico dei professionisti è molto articolato e varia da professione a professione. Siamo i primi a sostenerne una armonizzazione, anche per favorire le nuove generazioni, ma tutta questa fretta è ingiustificata”. Pertanto, il leader delle categorie professionali italiane ha inteso rivolgere alla squadra esecutiva guidata al premier Mario Monti l’invito a rivisitare ulteriormente i limiti previsti dalla norma. Stella sostiene che le professioni, di concerto con le casse, non si esimeranno dal sostenere il Governo qualora decidesse di intraprendere un cammino di siffatta natura, anzi Confprofessioni si fa promotrice di una possibilità di confronto sul tema istituendo un tavolo di lavoro condiviso tra professionisti e tecnici di Governo. “Siamo pronti, insieme con le Casse di previdenza, a un confronto immediato con il ministro Fornero per illustrare il disagio e la preoccupazione di numerose categorie professionali, in particolare quelle dell’aria sanitaria, e per contribuire a uscire dall’ambiguità di una norma che si presta a chiavi di lettura che ci auguriamo non siano quelle di un intervento sul patrimonio delle Casse – conclude il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella - Qui non si tratta di difendere chissà quale privilegio, ma i professionisti hanno costruito la loro pensione, con sacrifici e senza chiedere mai nulla allo Stato. Le Casse di previdenza dei professionisti non pesano sulla finanza pubblica e non producono effetti sulla stabilità finanziaria dello Stato”.
La prima protesta della Cnpadc - Come si è visto, forte malcontento era già stato manifestato, all’epoca della prima stesura del decreto salva Italia, dalle Casse previdenziali dei dottori commercialisti ed esperti contabili, per mezzo del presidente Walter Anedda, il quale aveva posto il focus sulla disparità tra gli obblighi degli istituti provati e gli esoneri di quelli statali. “Se il criterio da adottare è quello del saldo previdenziale positivo allora perché non lo si fa adottare anche dall'Inps, il cui bilancio complessivo annuale è sempre negativo? – faceva osservare il presidente Anedda - Ma questo non si nota tanto perché ci pensa la fiscalità collettiva”. Al contrario, “le casse di previdenza professionali non pesano sul pubblico e sono del tutto autosufficienti”.