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Dare respiro alle aziende - Ancora una volta la categoria dei consulenti del lavoro si sofferma sulle problematiche che stanno affrontando aziende e imprenditori, soprattutto sul versante fiscale. Il punto è che se si vuole far crescere l’Italia appare quanto mai necessario ampliare le possibilità del circuito imprenditoriale, consentendo così una rigenerazione delle risorse economiche. "Per dare respiro alle aziende – spiegano dalla Fondazione studi dei consulenti del lavoro - è indispensabile individuare le risorse economiche adeguate per adottare strategie che riducano sensibilmente gli oneri per i datori di lavoro: le piccole aziende e i lavoratori autonomi sono coloro che sostengono l'occupazione in Italia, anche svolgendo il ruolo di ammortizzatori sociali in mancanza di intervento dello Stato".
I dati Istat e il costo del lavoro - L’indagine della categoria presieduta da Marina Calderone, già leader del Cup, prende le mosse dalle ultime stime pubblicate dall’Istat in materia di Pil e disoccupazione. Alla luce di quanto rilevato dall’ente nazionale di statistica, per il prossimo anno si prevede un aumento dell’indice di disoccupazione che raggiungerebbe quota 11,4%. Allo stesso tempo il Pil perderebbe mezzo punto e, secondo i consulenti del lavoro, ciò andrebbe a convogliare verso un repentino aumento del costo del lavoro. “Per garantire un netto di 1.236 euro a un lavoratore bisogna spendere 2.648,19 euro: ovvero il 114,22% in più”, afferma la Fondazione Studi. Il punto è che, a parere dei ricercatori di categoria, il tasso occupazionale italiano, invece di crescere, si contrae ogni giorno di più “perché chi dovrebbe assumere è penalizzato dalle manovre che si sono susseguite, che non hanno inciso efficacemente su questi problemi reali: il costo del lavoro si riduce abbassando le aliquote contributive, non abbassando le potenzialità di spesa dei dipendenti, ovvero generando un ulteriore fattore depressivo dell'economia reale”.
Come procedere? – Le ricerche condotte dalla Fondazione Studi, oltre a illustrare il quadro della situazione italiana, intendono altresì tracciare una strada alternativa percorribile. In questo caso il parere è che “lo Stato potrebbe muoversi su tre fronti, riducendo di 5 punti percentuali il contributo delle aziende; dimezzando il costo Irap e forfetizzando il prelievo Iperf al 10% almeno fino alla fascia di reddito pari a 26.000 euro. I dipendenti fino a questa fascia sono circa 11 milioni e 700 mila (con esclusione di quelli che rientrano nella no tax area). I redditi prodotti sono circa 213 miliardi di euro, con la conseguenza che l'applicazione di un prelievo forfetario avrebbe un costo per le finanze pubbliche di circa 4 miliardi e 500 milioni di euro”. Del medesimo avviso è il presidente Marina Calderone, che segnala come siano quotidianamente in aumento i problemi che gli imprenditori devono affrontare soprattutto in virtù del grave peso che sta portando con sé l’attuale costo del lavoro. “Questo lo stiamo denunciando da anni – spiega il leader dei consulenti del lavoro - perché è da anni che è così. Finalmente c'è ora una presa di posizione pubblica e collettiva. Peccato così in ritardo. Avessero ascoltato i veri tecnici sin da quando è stato sottolineato il problema forse la storia del nostro Paese degli ultimi anni sarebbe stata scritta diversamente”. E’ vero che, come si è visto, gli aggravi fiscali sono strumentali a coprire le carenze e i vuoti dovuti ai mancati introiti, ma per la Fondazione Studi ben altre possono essere le soluzioni. “Le risorse per bilanciare questi mancati introiti potrebbero essere recuperate nella tante e tante riforme possibili ma non attuate – spiegano dalla Fondazione - Una forte cura dimagrante per i pubblici apparati, la dismissione di patrimonio pubblico, la razionalizzazione di sprechi a cominciare da quanto erogato ai patronati: una serie di interventi non concretizzati che se trovassero attuazione renderebbero migliore il bilancio dello Stato e, più indirettamente, più basso il costo del lavoro. Vero traino per il rilancio e lo sviluppo della nostra economia”.