31 ottobre 2012

Cdl vs tributaristi: accordo galeotto

Per i cdl l’accordo Inps/tributaristi è illegittimo
Autore: Redazione Fiscal Focus

Le critiche dei consulenti del lavoro - Nei giorni scorsi si è levato un coro unanime di proteste, dal fronte dei consulenti del lavoro, rivolto all’Inps. A farsi portavoce del malcontento è stato il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine, Marina Calderone, già leader del Cup. Secondo la guida dei consulenti del lavoro, si è arrivati a un punto in cui risulta quanto mai necessario fare una doverosa virata e prendere atto dell’inadeguatezza di determinati adempimenti e servizi che hanno come oggetto o soggetto l’Istituto nazionale di previdenza, che da quasi un anno accorpa in sé gli altri enti previdenziali pubblici. Le doglianze dei consulenti del lavoro si esprimono essenzialmente su due punti che riflettono le due facce della medesima medaglia: ossia l’impossibilità di accesso e di dialogo con l’ente. Problematiche queste che si sono acuite al cospetto dell’istituzione di una via preferenziale a favore di soggetti non abilitati.

L’accordo con i soggetti non abilitati – Pertanto, non ultima a far perdere le staffe ai lavoristi è stata l’occasione che ha visto l’Inps siglare un accordo con i tributaristi, appartenenti a categorie professionali non regolamentate. Il parere è che una siffatta intesa non sia per nulla conforme con quanto disposto dalla Legge n. 12/79, anzi che addirittura tale normativa venga violata. Il punto è che i consulenti guidati da Marina Calderone ritengono che, così come avviene per il loro Ordine, anche per l’Inps vige l’obbligo di rispettare e far rispettare le leggi dello Stato in materia di welfare. Un siffatto obbligo nasce, in particolare, dal compito di tutelare i lavoratori e i datori di lavoro, soggetti che dunque hanno il diritto di essere assistiti “da professionisti abilitati dalle norme vigenti a svolgere funzioni così delicate da richiedere l'esistenza di un ordine professionale. La dignità e il rispetto che i consulenti del lavoro si sono guadagnati con la quotidiana attività devono trovare costante riconoscimento”. Appellandosi alla suddetta legge, i consulenti sottolineano che all’articolo 1 essa definisce “gli unici soggetti delegabili nell'ambito dello svolgimento dei rapporti”, quindi l’accordo con i tributaristi apparirebbe “del tutto illegittimo per l'incompetenza, l'eccesso di potere e la violazione di legge, vizi espressamente individuati come cause d'annullamento dell'atto amministrativo nell'art. 21-octies, primo comma introdotto dalla legge n. 241 del 1990. Ovviamente, ciò riguarda la decisione amministrativa di sottoscrivere il protocollo. La materia in oggetto è sottratta all'autonoma discrezionalità dell'Inps, la quale può stipulare accordi e/o protocolli unicamente con i soggetto preventivamente individuati come legittimati dalla legge. In questo senso, si potrebbero individuare anche profili di responsabilità civilistica rispetto agli effetti causati dall'accordo”. Già prima di intervenire in materia, il presidente Calderone aveva fatto presente la propria intenzione di lavorare al fine di evitare la costituzione di ordini di serie B, “che creino cioè scorciatoie per l'esercizio di attività ricadenti nell'ambito delle competenze di ordinamenti professionali. E questo protocollo è proprio l'esempio di ciò che non deve succedere, se si hanno a cuore gli interessi dei cittadini. Nessuno vuole impedire ai tributaristi di svolgere attività non riservate, ma non si può certo pensare che dove esiste un ordinamento si possa avere una qualificazione di altro genere riconosciuta dallo Stato! Su questo siamo e saremo intransigenti”, ha dichiarato il leader dei consulenti.

Il fronte dei tributaristi
– Dal canto loro, i tributaristi non ritengono affatto di essere nell’errore. A prendere la parola, spiegando la propria posizione e le aspettative in merito all’accordo, è stato Roberto Falcone, presidente della Lpet. “Ci meraviglia questa presa di posizione circa la presunta violazione della legge 12/79 – ha affermato il leader dei tributaristi italiani - In particolare non è da ritenersi violato assolutamente l’art.1 della stessa legge che in modo chiaro si riferisce esclusivamente ai lavoratori dipendenti. Il fatto che, per motivi di natura fiscale o amministrativa i collaboratori sono assimilati ai lavoratori dipendenti, non cambia il loro status giuridico di lavoratori autonomi che in quanto tali, sono privi di quel vincolo di subordinazione caratteristico dei lavoratori dipendenti. Pertanto ribadisco l’assoluta legittimità del recente accordo siglato tra Inps e Lapet. Mi auguro quindi che prevalga il buon senso e qualora vengano intraprese ulteriori iniziative, ci opporremo in tutte le sedi opportune nei confronti di interpretazioni rivolte solo alla tutela di meri interessi corporativi. Sul principio dell’assimilazione ci fa specie inoltre constatare come alcune categorie professionali ordinistiche usino due pesi e due misure. Se le professioni non sono assimilabili alle imprese, nonostante le previsioni del diritto comunitario, perchè in altri casi le assimilazioni costituiscono motivi di diritto?”.

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