29 ottobre 2014

CNDCEC. Focus su anagrafe tributaria

Longobardi in audizione presso la Commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria
Autore: Redazione Fiscal Focus

Audizione - Il presidente del Cndcec, Gerardo Longobardi, è stato ricevuto presso la Commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria al fine di illustrare le proprie posizioni in seno all’indagine conoscitiva su “L’anagrafe tributaria nella prospettiva di una razionalizzazione delle banche dati pubbliche in materi economica e finanziaria, Potenzialità e criticità del sistema nel contrasto dell’evasione fiscale”. Pur riconoscendo la necessità di rafforzare questo processo di integrazione delle informazioni, il leader della categoria ha altresì sottolineato che spesso le misure volte a raggiungere questo risultato hanno ‘scaricato’ sui cittadini e sui professionisti che li assistono costi e complessità procedurali relativi a siffatto processo. Longobardi si è quindi soffermato su aspetti ritenuti peculiari, che riporteremo in breve.

Dichiarazione redditi precompilata – Il primo punto analizzato è la dichiarazione dei redditi precompilata, disposta dagli articoli da 1 a 6 del primo decreto di attuazione dell’art. 7, L. n. 23/14. Il parere di Longobardi è che vi siano aspetti tali da generare difficoltà in capo agli operatori economici. In primis, circa l’obbligo di comunicare all’Agenzia entro il 7.03 di ogni anno le certificazioni attestanti i redditi erogati, le ritenute operate, le detrazioni d’imposta effettuate e i contributi previdenziali e assistenziali trattenuti. Obbligo in carico ai sostituti d’imposta. L’omessa, tardiva o errata certificazione implica una sanzione di 100 euro. Ora, “si ritiene assolutamente necessario che l’Agenzia delle Entrate (avvalendosi del proprio partner tecnologico, la Sogei) metta a disposizione di questi ultimi, sin dall’inizio dell’anno, i software e le altre procedure necessarie per trasmettere tali certificazioni entro il termine del 7 marzo”, onde evitare i consueti tour de force. Inoltre Longobardi suggerisce che l’obbligo sia limitato all’invio delle sole certificazioni riferite a soggetti ammessi all’utilizzo della dichiarazione precompilata. Inoltre, la misura potrebbe essere accompagnata dall’abrogazione dell’obbligo di indicazione nel modello 770 dei dati già comunicati ai fini dell’elaborazione della dichiarazione precompilata, evitando così la duplicazione di dati già in possesso delle Entrate. A ciò si aggiunge che il prossimo anno, considerato di avvio della procedura precompilata, sarà in realtà solo sperimentale, perché solo dal 2016 potranno confluire nelle banche dati dell’Agenzia anche le informazioni del Sistema Tessera Sanitaria.

Pos e modelli F24 – Per quel che concerne la tracciabilità dei pagamenti e le limitazioni all’uso del cash, Longobardi si è soffermato sull’obbligo del Pos e su quello di trasmissione telematica dei modelli F24. Nel primo caso, il presidente dei commercialisti sottolinea la mole di spesa che tale obbligo comporta, ritenendola non proporzionata alle legittime finalità di lotta all’evasione. Il parere è che sia opportuno regolamentare questi costi, in quanto non possono essere mantenute le condizioni di mercato essendo il servizio obbligatorio. Sul fronte del pagamento F24, Longobardi rileva una sostanziale rigidità del nuovo sistema che mal si adatta alle esigenze di semplificazione discale e contrasta con le finalità di tax compliance che l’Italia deve perseguire, pertanto “si ritiene necessario ripristinare per i soggetti non titolari di partita IVA la possibilità di presentare in banca o presso gli uffici postali le deleghe di versamento F24 in formato cartaceo”.

Fatturazione elettronica – Nel caso poi della fatturazione elettronica nei confronti della PA, il leader del CNDCEC auspica che questa prassi venga introdotta con un passaggio graduale e “non prima che l'incidenza degli scarti da parte del Sistema di interscambio si sia ridotta a soglie minimali, da ritenersi fisiologiche sotto il profilo statistico. Del tutto prematura appare invece l’ipotesi di estendere ulteriormente l’obbligo di fatturazione esclusiva in forma elettronica anche agli scambi B2B”.

Beni a soci o familiari: obblighi comunicativi – Longobardi ha altresì sottolineato che diversi dubbi emergono circa i nuovi obblighi comunicativi in merito ai beni d’impresa concessi in godimento a soci o familiari. Nel modello di comunicazione predisposto dall’Agenzia bisogna indicare nel rigo BG09 sia il corrispettivo annuo relativo al godimento del bene sia il valore di mercato del diritto di godimento. Longobardi propone dunque di “eliminare dal modello di comunicazione il dato relativo al valore normale del diritto di godimento che, risultando un dato non certamente documentabile, costituisce il tipico valore che è la stessa Agenzia delle Entrate a dover determinare in sede di eventuale accertamento e la cui indicazione, per i motivi innanzi evidenziati, deve ritenersi superflua”.

Fisco locale: esigenze di semplificazione – Chiare esigenze di semplificazione emergono negli adempimenti inerenti al fisco comunale. Si chiede infatti l’individuazione di metodi uniformi di comunicazione telematica da parte dei comuni circa i dati delle delibere e delle condizioni che danno diritto alle esenzioni in materia di addizionali Irpef. Medesima richiesta riguarda gli altri tributi locali, quali Imu, Tasi e Tari.

Criticità nei rapporti con l’anagrafe tributaria – Per concludere, Longobardi ha posto l’accento sui problematici rapporti tra commercialisti e anagrafe tributaria. Il presidente ritiene infatti che i professionisti siano costretti a predisporre e trasmettere i modelli di dichiarazione in tempi ristretti, a causa degli evidenti ritardi con cui Sogei verifica le segnalazioni di errori nei diagnostici degli stessi modelli. “Sarebbe quindi utile l’emanazione di una circolare annuale sui calcoli alla quale sia Sogei che le software house possano fare riferimento per la predisposizione dei software fiscali e per dirimere preventivamente eventuali contenziosi con gli utenti finali. Sarebbe peraltro auspicabile che, a tal fine, sia istituito un tavolo tecnico di confronto, coinvolgendo i rappresentanti delle categorie professionali interessate”. Infine, Longobardi auspica che si possa addivenire alla costituzione di un Organismo nazionale di standardizzazione e razionalizzazione delle procedure informatiche volto a curare il rispetto delle norme di compatibilità e interoperatività dei programmi tra pubblico e privato.

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