9 dicembre 2011

CNDCEC: manovra salva-Italia e pressione fiscale

Autore: Redazione Fiscal Focus

Pressione fiscale - E alla fine arriva lei, la pressione fiscale. Timore sempre dietro l’angolo e mai così vicino come negli ultimi mesi. Con la conversione in legge della manovra di Ferragosto era già emerso lo spettro inquietante dell’alto tasso di stretta fiscale sulle tasche dei contribuenti, oggi le prospettive non sembrano più rosee nonostante l’emanazione del cosiddetto decreto salva-Italia. La criticità risiede nel fatto che il livello della pressione fiscale raggiungerà quote finora inesplorate, ossia realtà che il nostro Paese non ha mai conosciuto. Come si è visto, con la legge n. 111/2011 per il 2014 si prevedeva un rialzo repentino dell’indicatore percentuale del livello di tassazione, che si presumeva stabilito a 44,04%; con il varo della legge n. 148/2011 i dati di previsione mutarono, ma non di molto, fissandosi al 43,7% nel 2012, giungendo alla punta del 44,7% nel 2014. Tuttavia, da questi riscontri è passata molta acqua da sotto i ponti e una nuova manovra correttiva ha cambiato i prospetti per gli anni a venire. Non in meglio, questo è certo. A proporre un’indagine inerente ai cambiamenti prodotti dal decreto legge n. 201/2011, ossi la manovra Monti, è il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili, che rintraccia il parallelo tra le misure in adozione e l’indicatore percentuale del livello di tassazione.

I dati con la manovra salva-Italia - L’analisi condotta recentemente dal centro studi del Consiglio nazionale guidato da Claudio Siciliotti, ha portato alla luce un’interessante quanto preoccupante valutazione in merito alla realtà alla quale l’Italia sta andando incontro, soprattutto sul versante della pressione fiscale. In effetti, la prima battuta esposta dall’istituto di ricerca è che nel 2013 la pressione tributaria raggiungerà una soglia di poco superiore al 46%, per finire con lo sfiorare il 47% l’anno successivo. Amari traguardi, sarebbe il crudo giudizio che potrebbe suscitare un siffatto insieme di dati; nello specifico, il parere risulterebbe maggiormente amaro se posto in relazione con quanto rilevato nelle settimane e nei mesi passati, quando la pressione fiscale prevista per il 2013 era al 44,84% e per il 2014 al 44,83%. A ben vedere, non erano neanche quelli dei risultati eccellenti e già quando emersero avevano disseminato preoccupazione su più fronti, ma col senno di poi si finisce a giudicarli timidamente auspicabili. “Questi dati - dichiarano i commercialisti del centro studi del CNDCEC - già di per sé preoccupanti, vengono però calcolati sulla base di previsioni di crescita del PIL di cui è già nota la necessità di una revisione al ribasso. Ipotizzando uno scenario di sostanziale conferma del dato del PIL sul 2011 e di un tasso di crescita nominale, anno su anno, del 1% sul 2012, del 1,5% sul 2013 e del 2% sul 2014 (scenario che, allo stato attuale delle previsioni economiche e alla luce degli inevitabili effetti parzialmente recessivi di questa manovra, è da considerarsi ottimistico, in assenza di riforme strutturali per la crescita), la pressione fiscale attesa schizza al 45,54% sul 2012 e supera addirittura la soglia del 46% dal 2013 (46,59%), arrivando a sfiorare quella del 47% sul 2014 (46,85%)”. Detto ciò, ci si potrebbe chiedere quale rapporto intercorre tra l’innalzamento della soglia della pressione fiscale e la manovra slava-Italia. Ebbene, il nesso si evince nell’introduzione di incentivi fiscali, al netto dei quali la pressione fiscale prevista verrà condotta al 45,17% sul 2012, al 45,70% sul 2013 e al 45,54% sul 2014.

Quanto regge la corda fiscale - “Se non torniamo a crescere ad un tasso nominale di almeno il 2-3% annuo – è quanto afferma, al cospetto dei dati, il leader dei commercialisti italiani, Claudio Siciliotti – soffocheremo il Paese sotto il peso di una pressione fiscale che farà fuggire all’estero tutto quello che potrà fuggire: imprese, talenti individuali, patrimoni finanziari D’altro canto, se oggi non sistemiamo i conti con ricette dolorose, ma indubbiamente concrete come quelle da ultimo adottate dal governo Monti, non torneremo a crescere per il semplice fatto che non avremo alcun futuro”. Fuor d’ogni dubbio, la criticità della realtà in corso è un’esperienza che mai era toccata di vivere all’Italia, tant’è che nonostante il sentore di un’avanzata di problemi fiscali già si fosse fatto sentire nei mesi scorsi, a livello quotidiano nessuno avrebbe pensato di scontrarsi con soglie così alte inerenti all’indicatore percentuale del grado di tassazione. In realtà, l’aumento della pressione tributaria non è nuovo ai contribuenti del nostro Paese, ma, come si è visto, finora i tassi erano stati poco al di sopra del 43%, esempi ne sono i rilevamenti del 1997 con il livello al 43,67% e del 2007 con l’indice al 43,05%. “La corda fiscale – conclude Siciliotti - l’abbiamo ormai tirata fino a spezzarla, le pensioni le abbiamo toccate. In questo quadro diventa un imperativo morale, prima che giuridico, destinare i proventi dalla lotta all’evasione anziché alla riduzione del deficit, esclusivamente all’abbattimento della pressione fiscale”.

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