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Il VI Congresso nazionale - È trascorso ormai qualche giorno dalla conclusione del quarto Congresso del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. Il tempo giusto per tirare le somme di tutto il materiale messo nel calderone della discussione e del confronto non solo interno alla categoria, ma anche esterno col mondo della politica, delle istituzioni e dell’imprenditoria. Sotto il titolo “Semplificare per crescere”, nel corso di entrambe le giornate si è a lungo discusso del tipo di semplificazione che può adattarsi alle esigenze del sistema Paese, sulla quale i commercialisti hanno avanzato sia proposte che auspici.
Primo giorno – Nel corso del primo giorno è stato lo stesso presidente della categoria, Gerardo Longobardi, a chiarire le motivazioni che hanno spinto verso il tema scelto per il Congresso nazionale. Sebbene parlare di semplificazione non significhi affrontare un tema nuovo, è risultato comunque necessario soffermarsi sulla questione perché non è mai stata realmente approfondita con tutti i soggetti coinvolti. “Il punto di partenza per la definizione delle politiche di sviluppo è costituito dal tessuto produttivo del nostro Paese, in primis le imprese e i professionisti. Intorno a questi soggetti vanno ripensati i modelli, gli strumenti, gli approcci e quindi, le proposte che faremo in questo Congresso”, ha chiarito Longobardi. La mattinata del primo giorno si sono poi avviati gli incontri previsti e poi nel pomeriggio si è svolta la tavola rotonda con la partecipazione di esponenti del mondo politico e istituzionale. Tra questi ospiti ha avuto particolare rilievo l’intervento del viceministro dell’Economia Luigi Casero. Proprio quest’ultimo, coinvolto nella discussione sulla delega fiscale, ha dichiarato che “la parte della delega che comportava costi per lo Stato è stata inserita nella legge di stabilità approvata ieri e che sarà arricchita ulteriormente durante il passaggio parlamentare”. Il numero due del Tesoro è altresì intervenuto sulla pressione fiscale, considerata ormai eccessiva, chiarendo che “il primo obiettivo che ci siamo posti con la legge di stabilità era di non far scattare l'aumento dell'Iva previsto dalle clausole di salvaguardia, e ci siamo riusciti. Abbiamo poi mantenuto il bonus ristrutturazioni, tolto la Tasi sulla prima casa e sugli imbullonati e ridotto l'Imu e l'Irap agricole, e per aiutare i giovani, favorire la nascita di piccole imprese e di nuove partite Iva abbiamo alzato a 30mila euro il reddito per i minimi i che per i primi cinque anni avranno una fiscalità del 5 per cento”. A ciò Casero ha presto aggiunto delle importanti anticipazioni sui futuri interventi della squadra esecutiva, che entro due anni intende infatti ridurre l’Ires portandola tra le più basse d’Europa. In merito alla riforma fiscale, dunque, i migliori interlocutori sono appunto i commercialisti in virtù delle loro competenze e conoscenze.
Il secondo giorno – La seconda giornata, quella conclusiva, è stata caratterizzata dagli undici workshop che hanno tenuto a battesimo le diverse di proposte di semplificazione e razionalizzazione che sono state raccolte in un unico volume presentato poi alle istituzioni. Tra i diversi esponenti dell’esecutivo che hanno presenziato al Congresso, oltre a Casero ha avuto un ampio spazio anche Enrico Zanetti, che oltre a essere sottosegretario all’Economia e anche un navigato commercialista. Hanno preso altresì la parola il consigliere economico del presidente del Consiglio dei ministri Luigi Marattin e il presidente della commissione parlamentare di vigilanza sull'anagrafe tributaria Giacomo Portas. “Il nostro congresso – ha concluso il presidente nazionale Gerardo Longobardi – è stato fortemente caratterizzato dalla concretezza delle proposte che abbiamo presentato, in ambiti tra loro diversi ma tutti egualmente decisivi per un migliore funzionamento del sistema economico. Ovviamente abbiamo dedicato un’attenzione particolare al fisco. Questo infatti è stato l’anno della legge delega che ha introdotto importanti e positive novità, limitandosi però alla semplice manutenzione dell’esistente. Per molti versi un’occasione persa. Il fisco italiano ha invece bisogno di una vera, radicale riforma, che lo renda più semplice e che renda più rispettoso il rapporto tra amministrazione fiscale, professionisti e contribuenti. A Milano abbiamo presentato un corposo pacchetto di proposte che puntano proprio al raggiungimento di questi obiettivi e che ci auguriamo vengano accolte dalla politica”.