Rimani aggiornato!
Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter, e ricevi quotidianamente le notizie che la redazione ha preparato per te.
Commercialisti sul piede di guerra per le pesanti sanzioni che, a breve, dovrebbero essere introdotte per gli studi che sono sprovvisti di Pos.
Si fa portavoce delle istanze del Consiglio nazionale dei commercialisti il suo vicepresidente, Davide Di Russo, il quale, pur accettando la previsione delle sanzioni, ne contesta l’ammontare abnorme, nonché la mancata previsione di specifici crediti d’imposta per alleggerire il costo dei Pos negli studi.
La disciplina attuale
L’obbligo Pos fu introdotto per promuovere la diffusione e l'uso dei pagamenti con carte di debito e per limitare l’uso del contate, favorendo il contrasto all’evasione.
Tuttavia, nonostante i nobili fini, la previsione fu oggetto di forti critiche, in considerazione del fatto che finì per introdurre l’ennesimo costo per imprese e professionisti, in un momento di forti difficoltà.
Dopo alcuni rinvii, quindi, in risposta all’interrogazione n. 5-02936 in Commissione Finanze alla Camera, il Ministero dell’Economia chiarì che non era prevista alcuna sanzione nel caso in cui i professionisti non si fossero dotati di POS entro la data di introduzione dell’obbligo (30 giugno 2014).
Si aderì, infatti, all’interpretazione fornita dal Consiglio nazionale forense che, con riferimento alla disposizioni in oggetto, parlò di mero “onere”, piuttosto che di “obbligo giuridico”.
Attualmente, quindi, nel caso in cui il cliente voglia effettuare il pagamento con carta di debito, ma il professionista ne sia stato sprovvisto, si configura la fattispecie della “mora del creditore”, mentre nessuna sanzione amministrativa è prevista.
Le novità all’orizzonte
Nei giorni scorsi è stato assegnato un disegno di legge alla Commissione Finanze del Senato, con il quale dovrebbero essere introdotte sanzioni per i professionisti che non si sono ancora dotati di Pos.
Le sanzioni in oggetto sono particolarmente pesanti e prevedono addirittura la sospensione dell’attività professionale per coloro che non sono in regola con gli obblighi previsti.
Sanzioni che sicuramente sono non proporzionali alle violazioni: prevedere la sospensione dell’attività per il semplice fatto di non poter accettare pagamenti con carte di debito è infatti inconcepibile.
Si legge quindi un forte disappunto nelle parole del vicepresidente Davide Di Russo: “ciò che ci pare inaccettabile del disegno di legge in discussione al Senato, è l’ammontare abnorme delle sanzioni ipotizzate e l’idea di sospendere addirittura l’attività dei professionisti che non dovessero mettersi in regola”.
Il Vicepresidente sottolinea inoltre come sia stato del tutto ignorato il tema dei costi per gli studi professionali legati all’introduzione del Pos. “Se proprio si vuol parlare di sanzioni - prosegue Di Russo – che lo si lo si faccia almeno solo dopo aver introdotto quel credito d’imposta che i commercialisti chiedono da tempo per alleggerire il peso economico di una operazione che ricade totalmente ed indiscriminatamente sugli studi dei professionisti italiani, a vantaggio del sistema bancario”.
E sicuramente non si può individuare un’agevolazione fiscale nella previsione di una detrazione dall'imponibile reddituale del costo percentuale di ciascuna transazione eseguita con il Pos, così come previsto nel disegno di legge: questa è infatti una semplice deduzione dei costi che sono, ovviamente, inerenti all’attività. Nessuna agevolazione, quindi, ma semplice attuazione di norme già esistenti.
Insomma, come al solito, si è finito per ignorare quelle che sono le difficoltà dei professionisti, finendo per “scaricare” sugli stessi soltanto nuove sanzioni.
Come ricorda infatti Di Russo, “in questi anni, grazie alla realizzazione del fisco telematico, l’amministrazione finanziaria ha risparmiato alcuni miliardi di euro, che corrispondono ad un costo, probabilmente di pari entità, che si è scaricato sui Commercialisti italiani”.