24 settembre 2014

CNDCEC. Un nuovo mondo del lavoro

Qualche proposta per il sistema-lavoro del futuro
Autore: Redazione Fiscal Focus

Audizione e documento - Nel corso dell’audizione tenutasi ieri, il Consiglio nazionale dei commercialisti ha presentato in Commissione lavoro della Camera l’Indagine conoscitiva sulla gestione dei servizi per il mercato del lavoro e sul ruolo degli operatori pubblici e privati. La delegazione dei commercialisti era composta da Vito Jacono, consigliere nazionale delegato all’area “Commercialisti del lavoro”, e Lorenzo Di Pace, presidente “Gruppo Odcec Area lavoro”.

Soggetti, domanda e offerta – Il mercato del lavoro si articola in diversi soggetti che si pongono su due differenti fronti: quello della domanda e quello dell’offerta. In questo scenario lo Stato gioca un ruolo importante grazie alla sua presenza sul campo tramite le Agenzie del lavoro. Sul punto, i commercialisti ritengono che tanti aspetti vadano migliorati. In primis, sarà necessario razionalizzare il sistema distribuendo in maniera chiara e organica le competenze amministrative e legislative tra Stato e Regioni: l’esigenza c’è, ma ancora gli interventi correttivi sono stati pochi. Secondariamente bisognerà rendere più efficiente l’Agenzia nazionale per l’impiego e l’occupazione. In Italia la spesa per i servizi per il lavoro è tra le più basse d’Europa e i 550 Centri per l’impiego (organico di settemila unità) sono impegnati soprattutto in attività diverse dall’incontro tra domanda e offerta. In merito a ciò, i commercialisti riconoscono sei attori del mercato del lavoro: i Cpi, Italia Lavoro spa, Agenzie di somministrazione del lavoro, Associazioni datoriali, Sindacati dei lavoratori e Professionisti competenti in materia di lavoro (avvocati, commercialisti e cdl). Tali soggetti devono essere incentivati alla cooperazione ai fini dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro, creando così un percorso che, ad esempio, possa orientare in maniera concreta il lavoratore disoccupato, un orientamento, questo, che dovrà spingersi non solo valutando le qualificazioni del soggetto, quanto anche tramite percorsi di riqualificazione delle stesse e di acquisizione di nuove competenze.

Interventi di razionalizzazione e semplificazione – Questo processo, secondo i commercialisti, potrà avvenire tramite interventi di razionalizzazione e semplificazione come: “1. la semplificazione del sistema di registrazione della dichiarazione di disponibilità (Did) a carattere nazionale con l’adesione immediata al sistema da parte delle Regioni a statuto speciale e le province autonome; 2. la previsione di una piattaforma informatica, centralizzata presso il Ministero del lavoro, a cui tutti gli operatori, sia pubblici sia privati, devono far confluire i dati inerenti i servizi di orientamento, utilizzando il codice fiscale, quale unico parametro di ricerca; 3. la razionalizzazione degli interventi di orientamento sulla persona presa in carico; 4. attivazione del “libretto elettronico“ del cittadino, il quale dovrebbe certificare oltre ai dati anagrafici le esperienze lavorative pregresse, le competenze professionali acquisite nonché i percorsi scolastici e formativi effettuati; 5. il raccordo immediato tra incentivi all’occupazione e politiche passive, con una reale semplificazione delle agevolazioni contributive per le nuove assunzioni, alla luce del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181 ‘Disposizioni per agevolare l'incontro fra domanda ed offerta di lavoro, in attuazione dell'articolo 45, comma 1, lettera a), della legge 17 maggio 1999, n. 144’, sullo status di lunga disoccupazione per favorire la diffusione di altri strumenti quale l’apprendistato; 6. l’utilizzo dello strumento del tirocinio di inserimento come strumento tipico dei servizi pubblici, demandando ad altri operatori specializzati le altre opportunità ed evitando sovrapposizioni”. In questo modo il mondo del lavoro e tutti i relativi attori potranno interfacciarsi con un insieme di professionalità che possono dare risposta immediata alle esigenze delle imprese che vogliono assumere. Il sistema deve “­ essere di facile ed immediato accesso da parte dei soggetti abilitati; ­ utilizzare tutti i canali di comunicazione disponibili, compresi i social network, anche simultaneamente tra loro, ad es. ricevere/inviare una e-mail mentre un operatore telefonico parla con un lavoratore; ­ conservare le informazioni del lavoratore ed aggiornarle periodicamente, anche consentendo all’interessato di accedere alla banca dati, previa verifica dell’identità e sotto vincoli di sicurezza; ­ attuare e gestire il ‘libretto elettronico del lavoratore’ contenente le esperienze lavorative pregresse, le competenze professionali acquisite nonché i percorsi scolastici e formativi effettuati. Tale ‘libretto’ non deve essere confuso con l’abolito libretto cartaceo o come un ulteriore inutile adempimento, ma inteso come un passaporto informatico del lavoratore che nasce automaticamente dalle informazioni assunte dai vari soggetti abilitati, pubblici o privati, a seguito della compilazione della scheda del lavoratore; ­ gestire eventuali test di verifica delle competenze acquisite; ­ definire ed aggiornare i tipi di informazioni gestite in collaborazione con i professionisti competenti in materia di lavoro, che costituiscono il link naturale tra datori di lavoro, università/enti di formazione e lavoratori; ­ consentire lo scambio di informazioni tra i Cpi locali, anche al fine di favorire la mobilità dei lavoratori sul territorio nazionale; ­ gestire le informazioni relative ai lavoratori fisicamente o socialmente svantaggiati, al fine di favorirne l’occupazione, anche temporanea; ­ definire gli standard di interscambio di dati con altri enti pubblici (Regioni, Inps, ecc.) e gestire il flusso degli stessi dati da un soggetto all’altro in modo automatico, al fine di evitare che ad es. ad un’assunzione agevolata non venga associato il corretto codice di ‘riconoscimento’ da parte dell’Inps, con conseguenti addebiti di contributi non dovuti”.

Altre questioni – Il mercato del lavoro auspicato dai commercialisti impone la riflessione su altre rilevanti questioni intese a migliorare lo scenario attuale. Il Cndcec parla di miglioramento logistico dei Cpi e della creazione di un unico sistema nazionale di banche dati, al fine di far circolare in maniera più celere le informazioni fra i diversi enti del circuito (Cpi, Inps, ecc.). Snellire, se non addirittura sopprimere, gli organismi paralleli competenti in materia di servizi di orientamento che confondono i lavoratori disoccupati e generano spese inutili a carico dello Stato. Infine, bisogna prendere atto del fallimento del click day così com’è stato attuato, ossia una sorta di riesumazione della vecchia funzione di ‘collocamento’ che le aziende non desiderano. Il click day “dovrebbe favorire la libera gestione del potenziale incrocio domanda/offerta di lavoro, non funziona per il semplice fatto che il giovane che si presenta al Cpi deve poter ricevere un servizio a supporto della eventuale richiesta di contatto ricevuto dal potenziale datore di lavoro”. I commercialisti sostengono infine che “si potrebbe creare un sistema immediato di registrazione on line al compimento dei 18 anni attraverso il sistema scolastico stesso (o a completamento del percorso di studi di primo grado) per evitare che i giovani, che intraprendono un corso di studi universitari, rimangano esclusi dal sistemi di inserimento nel mondo del lavoro per non aver maturato i requisiti di anzianità di disoccupazione previsti per alcune agevolazioni (ma su questo punto è necessaria una razionalizzazione e semplificazione del sistema degli incentivi per non continuare a mantenere i ‘privilegi’ dello status di lunga disoccupazione)”.

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