Rimani aggiornato!
Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter, e ricevi quotidianamente le notizie che la redazione ha preparato per te.
La sostenibilità a 50 anni - Secondo quanto disposto dalla manovra Salva Italia, ossia la Legge n. 214 del 2011, tutti gli istituti di previdenza privati, quindi anche quelli relativi alle libere professioni, hanno l’obbligo di adottare entro il 30 settembre delle strategie che permettano loro di equilibrare il flusso delle entrate e le spese inerenti prestazioni. Ora, l’adozione di siffatte misure dovrà avvenire alla luce di bilanci tecnici che non sono riferiti più solo a un arco temporale pari a 30, bensì a un più ampio lasso di tempo corrispondente a 50 anni. Come abbiamo visto nei mesi passati, ciascuna cassa autonoma del comparto professioni è corsa ai ripari in maniera proporzionale alle rispettive situazioni.
I dottori commercialisti - Per i dottori commercialisti e gli esperti contabili, che rispondono a due enti (la Cnpr e la Cnpadc), questo passaggio è però già avvenuto nel 2004. Più in particolare, la Cassa nazionale di previdenza e assistenza dei dottori commercialisti guidata da Walter Anedda non ha ritenuto doveroso adottare le misure di cui sopra, in quanto non s’è verificata alcuna necessità di aggiungere ulteriori passaggio al già avviato meccanismo di sostenibilità. A tal proposito, vediamo di seguito le ultime dichiarazioni del presidente dell’istituto.
Il passo coi tempi - Secondo Walter Anedda, leader della Cnpadc, l’ente da lui guidato non ha mai visto come reale problema il passaggio della sostenibilità a 50 anni, in quanto i parametri rispettati sono da sempre quelli previsti dalle disposizioni del ministro del Welfare. Il sistema previdenziale al quale fa riferimento la cassa non è rimasto invariato in tutti questi anni, anzi ha subito delle sostanziali modifiche anche perché la mole di iscrizioni è stata di gran lunga superiore rispetto a quella alla quale hanno assistito altri enti privati di previdenza. Questo significa che la spinta verso la modernità e una maggiore sostenibilità la Cnpadc l’ha sentita prima di altri istituti affini che ad oggi stanno pagando le conseguenze della crisi.
Le riforme attuate – Nel confronto con l’Inps la Cassa pecca di un percettibile ritardo, ma ha comunque rispettato le medesime tappe nel cammino verso la modernità, ad esempio introducendo prima di altri enti privati il sistema contributivo pro-rata. “Abbiamo pensato per tempo a quei correttivi che ci avrebbero consentito di affrontare i problemi di lungo periodo”, ha spiegato il presidente Anedda. In aggiunta a ciò, v’è da sottolineare che il saldo previdenziale positivo a 50 anni di cui si sta discutendo non è comprensivo del patrimonio, ma si riferisce in maniera esclusiva al saldo tra entrate previdenziali e uscite. Da ciò ne emerge la conseguenza che “non solo il saldo è positivo a 50 anni, ma con la differenza andiamo ad accrescere il nostro patrimonio accumulato. Quest’ultimo si accresce anche per effetto del rendimento annuo”. La stima soddisfacente della stabilità economica e finanziaria dell’ente ha dato la possibilità alla Cassa di potenziare specifici meccanismi di sviluppo dei trattamenti previdenziali. Uno di questi è il premio che viene attribuito agli iscritti che effettuano dei versamenti di ammontare superiore a quello minimo. In un primo momento questa soglia di base era stabilita al 12% e poteva essere attribuita a un reddito massimo pari a 160.000 euro, ora si parla addirittura del 100% del tetto massimo di reddito. A chi gli chiede il motivo di una siffatta disposizione normativa, Walter Anedda risponde che l’intento dell’istituto da lui guidato consiste nella volontà di “rendere soprattutto a chi guadagna poco ed è agli inizi, l’accumulo di una pensione più congrua. Infatti chi guadagna, ad esempio, 20 mila euro potrà versare un contributo pari a 20 mila euro”.
Le future disposizioni governative – Il leader della Cassa nazionale di previdenza e assistenza dei dottori commercialisti ha altresì esaminato anche le possibili future direzioni che potrebbero intraprendere le scelte esecutive. Nello specifico, si è discusso circa i parametri più stretti sugli investimenti effettuati dagli istituti privati di previdenza. Ebbene il parere di Walter Anedda è che, alla luce della possibilità che il governo emani un nuovo decreto che vada a sostituire il D.M. 703/96, la Cassa potrebbe non aver alcuna obiezione da avanzare, anche perché i nuovi criteri sembrerebbero non avere sostanziali differenze da quelli già in uso. Infine, per quel che concerne il patrimonio immobiliare, il presidente della Cassa ha spiegato che “su 4 miliardi di patrimonio, abbiamo circa 400 milioni di immobili. È poco, tanto che pensiamo di incrementare questa quota”.