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Trasparenza, efficienza e responsabilità. Quelli che dovrebbero essere i presupposti della spesa pubblica sono ancora ambiziosi obiettivi da raggiungere. “Nonostante i tentativi di superare la spesa storica quale criterio redistributivo, di rientrare progressivamente dal deficit e dare significato proprio ai bilanci, nonostante tutto ciò i risultati sono stati deludenti”. È questa per Gaetano Stella - Presidente nazionale di Confprofessioni - la realtà italiana degli ultimi trent’anni.
Stanca delle solite dichiarazioni di intenti, spesso vuote e difficilmente raggiungibili, la Confprofessioni si propone una strategia da mettere in campo sul lungo periodo. Un strategia che punta alla creazione un nuovo assetto attraverso la partecipazione alle grandi riforme necessarie al Paese: dalla riforma delle professioni a quella del federalismo passando per il piano per il Sud , per il tema dell’accesso al credito e tanti altri.
Piano di rilancio del Paese. Luci e ombre
Il pacchetto di misure per il rilancio dell’economia rappresenta sicuramente un primo, concreto stimolo per la crescita del Paese, ma la tanto attesa “frustrata al cavallo dell’economia” non sfiora i liberi professionisti. Anzi, il corposo piano messo a punto dal governo continua a ricalcare un equivoco di fondo che inquadra il lavoro intellettuale come una attività produttiva e quindi assoggettabile al regime Irap ma, al tempo stesso, non può beneficiare degli incentivi, previsti per altri soggetti economici.
Nel piano per la crescita manca un riferimento esplicito a forme di incentivazione fiscale o economica rivolta al comparto degli studi professionali, che anzi vengono ulteriormente penalizzati con il decreto sugli incentivi a sostegno del settore produttivo. Non si tratta in questo caso di sostenere posizioni di campanile, ma non può non balzare all’occhio la disparità di trattamento: il decreto legislativo approvato dal governo, che attua la legge delega 99/2009, disciplina l'iter procedurale per l'individuazione concreta delle modalità di concessione degli incentivi per la ricerca e lo sviluppo a sostegno del sistema produttivo delle piccole e medie imprese. Anche i professionisti effettuano costantemente ricerca e sviluppo della propria attività, però, a differenza delle aziende produttive agevolate con incentivi pubblici, i professionisti non possono beneficiare neppure della deducibilità totale del costo legato all’aggiornamento professionale. L’assenza di una legge organica per lo sviluppo e il sostegno per il comparto delle libere professioni comincia a far sentire il suo peso su un intero settore economico considerato, a seconda delle convenienze, un’attività produttiva da tassare o una élite che non ha bisogno di stimoli.
Suggerimenti per l’aplicazione virtuosa del federalismo fiscale?
Confprofessioni condivide gli obiettivi che il federalismo fiscale si propone di raggiungere, responsabilizzando la spesa pubblica a tutti i livelli e sanzionando senza vie di fuga le inadempienze di legge e regolamenti. Tra gli strumenti di responsabilizzazione individuate, sicuramente la leva dell’addizionale Irpef rappresenta un buon punto di partenza. Tuttavia, pur essendo condivisibile la ratio dell’addizionale come rimedio ai disavanzi sanitari, sappiamo che la conseguenza dei minori trasferimenti induce molte amministrazioni a utilizzare l’autonomia impositiva, in un contesto di relativa trasparenza e di non facile responsabilizzazione, esattamente l’opposto di ciò che si vorrebbe attraverso il federalismo fiscale. Costi, fabbisogni e parametri standard non possono essere il pretesto tecnico strumentale per rinviare tagli oltre che giustificare comportamenti non più compatibili con l’esigenza di rigoroso risanamento. A questo punto, se è vero che i cittadini italiani dovranno convivere con una politica di rigore fiscale, sarebbe auspicabile l’introduzione di una legge costituzionale di un tetto al prelievo fiscale come forma di garanzia massima verso il contribuente.
Riforma delle professioni. Bisogni e pericoli.
I liberi professionisti italiani sono favorevoli alla concorrenza e alle liberalizzazioni. Ma non potranno mai accettare una deregulation selvaggia che comprometta la qualità della prestazione professionale. Alcuni cercano di strumentalizzare questa posizione per raffigurare dei liberi professionisti “arroccati” dietro non si sa bene quali vantaggi. Ma bisogna ricordarsi che il tentativo di aprire il settore delle professioni alla concorrenza, puntando sui prezzi e non sulla qualità della prestazione, ha determinato un “dumping al contrario” che ha penalizzato i professionisti, soprattutto i più giovani. Non sono, a mio parere, le tariffe minime a impedire ai giovani l’accesso alla professione, come sostengono alcuni economisti, ma la cronica assenza di un disegno di riforma del sistema delle professioni che possa raccordare l’istruzione universitaria con l’avvio alla attività professionale. Né tantomeno sarà un’aspirina acquistata a mezzanotte in autostrada a risollevare le sorti dell’economia italiana, ma la capacità intellettuale di vedere nelle libere professioni gli interpreti di un profondo processo di rinnovamento sociale del Paese. Le aperture del mercato e le liberalizzazioni non possono diventare il pretesto per vanificare gli sforzi di oltre 2 milioni di professionisti, facendo terra bruciata intorno a competenze maturate con anni di studio e di esperienza, ma devono avere il coraggio di allargare la concorrenza su interi settori economici della pubblica amministrazione, che passano dalla filiera economico-giuridica a quella tecnica e ambientale fino a quella sanitaria. Occorre, dunque, valorizzare il patrimonio di conoscenze dei professionisti che, in un’ottica di sussidiarietà orizzontale e attraverso le loro competenze, possono contribuire a rendere più efficiente la macchina dello Stato, riducendo così il pesante deficit che zavorra il Paese.
Il cambiamento è ormai in atto. La riforma delle professioni si attende ormai da anni. bisogna solo vedere come verrà attuata. Intanto, i liberi professionisti si trovano al centro del dibattito: migliorare il servizio al cittadino e vedere riconosciute le proprie competenze, gli obiettivi principali.
La Confprofessioni punta ad una rappresentanza unica delle professioni intellettuali e spera che il Governo mantenga la promessa di varare entro la legislatura questa riforma. D’altronde anche l’Europa lo chiede.