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La mediazione obbligatoria - Uno nuovo focus dei commercialisti mette in primo piano la reintroduzione della mediazione obbligatoria a opera del decreto ‘del fare’. A porre l’accento sulla questione è stata la giunta dell’UNGDCEC che ha inoltrato lo scorso venerdì una nota con la quale, pur plaudendo la decisione, rimarcava dei punti che meriterebbero ulteriori chiarimenti.
Mediazione ‘proceduralizzata’ – I membri della giunta della sigla di categoria hanno sottoscritto un documento congiunto a mezzo del quale sottolineavano la rispettiva convinzione che la mediazione possa giungere a buon fine soprattutto qualora l’adozione dell’istituto sia di natura volontaria. Ciò nonostante non individuano alcun ostacolo nella reintroduzione del carattere obbligatorio, pur rimanendo fortemente perplessi “sulle norme introdotte dal suddetto Decreto tese solo a ‘proceduralizzare’ la mediazione, anziché portarla ad una sua applicazione efficace e positiva”.
I mediatori di qualità – Il punto è che, come in ciascuna attività professionale e non, è la qualità a garantire dei risultati positivi. Il timore dell’UNGDCEC è che affinché anche la mediazione porti a casa i frutti sperati sarà necessario mettere in campo un “lavoro molto diverso rispetto a quello che poi sarà fatto nelle aule di tribunale e deve essere garantito un servizio di mediazione di qualità”. Tale è la ragione che spinge l’associazione di categoria a puntare proprio su mediatori la cui professionalità e le cui competenze abbiano raggiunto alti standard qualitativi e non siano invece mere conoscenze d’ufficio. “Nessuno può essere mediatore ‘di diritto’: sono necessarie delle competenze che si acquisiscono solo ed esclusivamente con una formazione specifica che oggi difetta nel background di tutte le professioni giuridico/economiche. Deve essere previsto un percorso di formazione iniziale ed una formazione continua per chiunque voglia essere mediatore, senza privilegi di legge o di casta”, spiega la sigla guidata da Eleonora Di Vona.
L’assistenza professionale – Il punto sul quale ribattono i giovani dottori commercialisti ed esperti contabili riguarda l’assistenza professionale. la sigla di categoria non vede di buon grado il fatto che la norma introduca l'omologabilità dell'accordo raggiunto in mediazione esclusivamente nel caso in cui vi sia la sottoscrizione degli avvocati dai quali le parti sono assistite. “Questa norma di fatto comporta l'obbligo di assistenza tecnica dell’avvocato anche all’interno della mediazione – spiega l’UNGDCEC - Riteniamo, invece, che le parti in mediazione debbano potersi fare assistere da consulenti appartenenti a tutte le professioni del comparto giuridico/economico: per questo motivo, se vogliamo che questa procedura esplichi a pieno i suoi effetti, l'omologabilità dell'accordo raggiunto in mediazione deve continuare ad essere subordinata solo ed esclusivamente al controllo della regolarità formale e al contenuto non contrario all’ordine pubblico o a norme imperative da parte del Presidente del Tribunale. In questo momento storico non c’è bisogno di creare nuove ‘esclusive’: è sbagliato e anacronistico!”.
Le prossime iniziative della sigla di categoria – Per tali ragioni, i giovani dottori commercialisti ed esperti contabili dell’Unione hanno già messo in cantiere delle iniziative volte a rimarcare la necessità di ulteriori modifiche e tutele anche per gli altri professionisti che ruotano intorno all’istituto della mediazione. L’Unione sta quindi “predisponendo una serie di emendamenti, da presentare al governo, volti a riequilibrare le storture introdotte con questo decreto: deve essere colta l'occasione di riorganizzare tutta la materia in modo organico confrontandosi con tutti i soggetti interessati alla mediazione. La materia della mediazione è strategica per il rilancio del nostro paese, chi ci governa deve realizzare che è indispensabile passare dal ‘Fare tanto per fare’ al ‘Fare bene’!Ai commercialisti piace fare bene!”.