7 aprile 2011

Commercialisti e beni sequestrati alla mafia

Accordo per gli amministratori dei beni sequestrati alle mafie

Autore: Dott. Antonio Gigliotti

Atto dovuto - Il sequestro dei beni alla criminalità organizzata non è solo un atto dovuto disposto dal magistrato. È anche un’occasione per mettere a frutto un patrimonio in grado di produrre ancora ricchezza. Una ricchezza finalizzata, questa volta, al benessere sociale.
Il protocollo d’intesa - Il CNDCEC e l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata hanno siglato – il 16 marzo a Roma – un protocollo di intesa proprio per elaborare linee di indirizzo comuni e principi di comportamento per tutti gli amministratori di questi patrimoni.
Tavolo congiunto - Sarà un tavolo tecnico congiunto (3 membri del CNDCEC e 3 dell’Agenzia nazionale più due esperti magistrati ) ad elaborare, di fatto, le norme necessarie al raggiungimento degli obiettivi prefissati nell’accordo. Priorità soprattutto alla semplificazione dei rapporti tra amministrazioni pubbliche e soggetti interessati al recupero dei beni confiscati. Il tavolo tecnico congiunto stabilirà anche le modalità di coinvolgimento della categoria dei commercialisti, indicherà “quando” il suo supporto tecnico istituzionale sarà necessario. Una partecipazione che potrebbe aprire le porte anche ad una possibile assistenza tecnica e di ricerca.
L’impegno dei commercialisti - Inoltre, in attesa che diventi operativo l’Albo degli amministratori giudiziari – istituito formalmente nel 2010 – il Consiglio nazionale dei commercialisti si impegna a fornire all’Agenzia l’elenco degli iscritti agli Albi dei dottori commercialisti e degli esperti contabili che vogliono assumere questa funzione.
Le dichiarazioni di Caputo - Come ha sottolineato Dario Caputo, rappresentante dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, “questa intesa con i commercialisti ci aiuterà a far rivivere i patrimoni sottratti alla mafia, a migliorare il territorio, mantenendo i livelli occupazionali e soprattutto garantendone il cammino legale”.
La condivisione di Siciliotti - Anche il presidente del Consiglio nazionale, Claudio Siciliotti ha condiviso quanto espresso da Caputo, aggiungendo che, ormai, la gestione di questi beni ha bisogno di competenze specifiche di tipo aziendalistico e manageriale. “Per non smarrire – ha aggiunto Siciliotti - la loro destinazione economica e per produrre ricchezza”.
Commercialisti a disposizione dello Stato - Con questa firma, i commercialisti si mettono a disposizione dello Stato nella lotta alla criminalità. Questa decisione non è, tuttavia, una novità. L’argomento è già da tempo all’ordine del giorno nel dibattito interno. L’anno scorso, durante il congresso nazionale, venne dedicata un’intera tavola rotonda al tema: si è discusso sui possibili rischi che i professionisti potrebbero incontrare in termini civili, amministrativi, penali e addirittura di sicurezza personale svolgendo un incarico volto più a fini sociali che ad un tornaconto economico. L’intesa è solo un tassello, ma per completare il mosaico bisogna continuare a ricercare mezzi, strumenti e tutele che garantiscano tutti coloro che operano nel difficile contesto della criminalità organizzata.

 Redazione Fiscal Focus
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