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Incrementare l’occupazione - Il mondo del lavoro dev’essere sostenuto e il vero sostegno da parte del governo dovrebbe essere quello di dare vitalità all’occupazione. A sottolinearlo, questa volta, sono i professionisti dell’Unione nazionale commercialisti ed esperti contabili, guidati da Alberto Ceccarelli. È proprio quest’ultimo, segretario nazionale della sigla di categoria, a tracciare in maniera chiara i punti preliminari sui quali la squadra esecutiva dovrà lavorare. “Incentivare l’occupazione dei giovani e di coloro che sono stati espulsi dal mondo del lavoro deve essere la priorità del governo. Non chiediamo rivoluzioni legislative o sociali, ma soltanto il ripristino e il rifinanziamento delle norme già esistenti”, ha affermato Ceccarelli.
Assenza di governance – Perché un così preciso intervento, peraltro in linea con i richiami più volte esternati dal Cup? Ebbene, l’Unione rappresentata da Ceccarelli è ben consapevole del vulnus governativo andatosi a creare ai vertici del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, pertanto ritiene doveroso intervenire tentando di colmare un’assenza di tale entità e gravità. “Le motivazioni che ci spingono come associazione sindacale a richiedere un intervento istituzionale – ha sottolineato il segretario Ceccarelli - sono la mancanza di un Consiglio nazionale dei commercialisti che possa essere propositivo, la volontà di dare un contributo alle altre professioni che si occupano di materie giuslavoristiche e di essere da stimolo anche alle organizzazioni che rappresentano i datori di lavoro al tavolo delle parti sociali, compresa Confprofessioni”.
Misure per imprese e giovani – Le proposte dell’Unione sono molte e tutte prendono le mosse da un’insoddisfazione di fondo generata dall’attuale situazione normativa. Il segretario nazionale dell’associazione dei commercialisti ha dichiarato di trovare assurdo che “nel periodo di massima criticità per le piccole aziende italiane non sia stata rifinanziata, a partire dal 1° gennaio 2013, l’iscrizione alle liste di mobilità per i lavoratori licenziati da aziende con meno di quindici dipendenti”. La circostanza che ne consegue è stata drammatica sia per i dipendenti che per le imprese. I primi infatti hanno perso il proprio posto di lavoro; mentre le seconde non hanno ottenuto gli incentivi. L’Unione nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili ricorda inoltre che la disoccupazione ha colpito e continua a colpire soprattutto i giovani, in particolare quelli che, pur essendo forza lavoro, non hanno le necessarie competenze. In ragione di ciò, la proposta sarebbe quella di far lavorare in maniera sinergica le attività di formazione per i giovani e l’apprendistato. Secondo Ceccarelli, “basterebbe tornare alla precedente normativa della sola ‘marca apprendisti’. Spesso, infatti, i corsi sono scevri dall’effettivo contesto aziendale e non danno quelle effettive conoscenze tecniche necessarie allo svolgimento delle attività aziendali. I giovani non partecipano agli stessi generando la perdita delle agevolazioni alle aziende, oppure si espongono le stesse aziende ad interpretazioni che scoraggiano gli imprenditori a ricorrere a tali istituti”. Le proposte di Alberto Ceccarelli si completano con una puntuale riflessione relativa alle prospettive previdenziali, oltreché a quelle immediate inerenti l’assunzione di giovani lavoratori. “In presenza dell’obbligo scolastico che prevede il conseguimento di un titolo di studio di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale di durata almeno triennale entro il 18esimo anno di età, ed in seguito dell’innalzamento dell’età pensionabile a 65 anni – ha spiegato Ceccarelli - le attività lavorative oggi prima dei 18 anni difficilmente avranno inizio. Effettuando una semplice sottrazione, avremo che un giovane che inizia a lavorare a 18, al compimento del suo 65° anno di età avrà 47 anni di età lavorativa, ma il suo massimo contributivo ai fini pensionistici arriverà con 40 anni di lavoro: dunque perché non prevedere una esclusione o quantomeno una graduale percentuale contributiva all’inizio della sua attività lavorativa al fine di incentivarne l’assunzione? Riteniamo che questi semplici accorgimenti potrebbero contribuire a risolvere il problema dell’occupazione italiana”.