24 aprile 2012

Commercialisti:quando liberalizzare significa indebolire

Accorata protesta degli Odcec di Milano, Torino e Roma in merito alle disposizioni del D.D.L. 1934 approvato dalla Camera.
Autore: Redazione Fiscal Focus

Il malcontento – Gli Ordini dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Milano, Roma e Torino hanno recentemente manifestato la rispettiva contrarietà alla luce di quanto stabilito dal D.D.L. 1934 in merito alla possibilità di costituire associazioni in seno alle professioni non regolamentate, ossia quelle categorie professionali non iscritte ad albi e collegi. In sostanza, i suddetti Ordini hanno riscontrato in tale disposizione un provvedimento ben differente rispetto a quella che doveva essere una liberalizzazione delle professioni. A ben vedere, se effettivamente una liberalizzazione era necessaria, quella attuata pare lontana anni luce dagli auspici e dalle speranze di chi opera e lavora sul fronte delle categorie regolamentate. “Ecco quindi la ‘liberalizzazione all'italiana’, o, per meglio dire, l'ipocrisia della campagna mediatica contro le professioni: quelle esistenti (e tra queste la nostra) vanno liberalizzate – dichiarano con malcontento gli Ordini di Roma, Torino e Milano - Tutte le altre vanno invece regolamentate, lasciando però loro il privilegio dell’autoregolamentazione”.

I punti contestati – Quel che contestano i rappresentanti degli Ordini di Torino, Milano e Roma è che le disposizioni indicate nel D.D.L. 1934, approvato lo scorso 17 aprile alla Camera, stridono con quanto si è andato annunciando finora per quel che concerne le liberalizzazione sul versante professionale. In effetti, alla luce degli ultimi provvedimenti, le regole a monte delle professioni ordinistiche sono state riviste. In primo luogo è stato abolito il tariffario. Dunque, una regola che è stata soppressa in nome di un libero mercato. “Ma allora queste benedette regole servono o non servono? O forse si pensa che in Italia tutte le professioni siano utili tranne quelle già organizzate in Ordini professionali?”, questo è quel che si chiedono gli Ordini delle tre importanti città italiane. Il quesito sorge al cospetto del fatto che per le regolamentate si tende a sgretolare tale regolamentazione, mentre per le non regolamentate si è optato per una regolamentazione “consentendo ai lavoratori autonomi non iscritti a Ordini o a Collegi di organizzarsi in associazioni private e volontaristiche al fine di tutelare il proprio lavoro”. Tant’è che la norma dà la possibilità a queste professioni non ordinistiche di “costituire associazioni a carattere professionale di natura privatistica, fondate su base volontaria, senza alcun vincolo di rappresentanza esclusiva, con il fine di valorizzare le competenze degli associati, diffondere tra essi il rispetto di regole deontologiche, agevolando la scelta e la tutela degli utenti nel rispetto delle regole sulla concorrenza”. Altro punto contestato è quello inerente al codice deontologico. Ora, in base al D.D.L., le non regolamentate dovranno dotarsi di un insieme condiviso di regole comportamentali volte alla tutela dell’utente e della propria professione. Fin qui non ci sarebbero obiezioni, se non fosse che lo stesso disegno di legge non dà alcuna spiegazione circa i criteri in base ai quali redigere tale codice. Pertanto, secondo gli Ordini di Milano, Torino e Roma, “posto che le leggi ora in vigore proibiscono le tariffe per i soli iscritti agli Ordini professionali, l'eventuale previsione di un tariffario nel codice deontologico di queste associazioni a carattere professionale sarebbe perfettamente lecito”.

Conclusioni – In definitiva, alla luce di tali punti di perplessità palesati dai suddetti Ordini territoriali, questi chiedono una maggiore chiarezza e una comunicazione scevra da bombardamenti di natura mediatica che hanno come unico esito la confusione e l’incomprensione tra le parti. Le decisioni parlamentari risultano oggi più che mai allarmanti e la voce degli Ordini di Milano, Roma e Torino vuole essere un campanello d’allarme contro quella che appare, ogni giorno di più, come un’evidente volontà di indebolire gli albi e i collegi professionali.

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