21 ottobre 2011

Confprofessioni: le proposte per lo sviluppo

L’organizzazione dei professionisti italiani ha pubblicato il 18 ottobre un documento nel quale ha avanzato una serie di proposte che l’Esecutivo potrebbe prendere in considerazione in fase di revisione di strategie volte allo sviluppo.
Autore: Redazione Fiscal Focus

Il Piano di Confprofessioni - Nei giorni in cui tra le sale dell’Esecutivo si discute in merito alla bozza del decreto-legge Sviluppo, su altri lidi, pur non lontani da quelli governativi, si è approdati a proposte concrete in fatto di strategie di sviluppo. Proprio così, lungi dal dimostrarsi scostanti e disinteressati al problema posto in essere dagli alti organi istituzionali, i professionisti di ogni ordine e albo hanno fatto sentire la propria voce tramite la Confprofessioni, che il 18 ottobre scorso ha pubblicato il “Piano di sviluppo per l’Italia dei liberi professionisti”. Il testo del documento reso noto, verte su diverse questioni che, tra l’altro, sono anche state affrontate nella bozza del dl. Sviluppo. In primo luogo, la Confederazione di riferimento dei professionisti ha ritenuto necessario mettersi in gioco nel campo delle proposte di crescita poiché da sempre in prima linea nel rilevare le criticità relative all’ambito economico del nostro Paese, pertanto esimersi da un ruolo costruttivo in questo momento, avrebbe avuto il sapore della ritirata propria nel bel mezzo della bufera. In effetti, è innegabile che l’Italia si trovi in acque tutt’altro che quiete e così per Confprofessioni risulta improcrastinabile l’adozione di misure che fungano da argine a default dalle coordinate ben più preoccupanti della condizione attuale in cui vessa il nostro Paese. Al fine di contribuire nella costruzione del detto argine, la Confederazione spinge verso quelle che potrebbero essere prese in considerazione come sentinelle di rilancio della struttura economica italiana. Gli ambiti nei quali l’ente di riferimento dei professionisti sente di avere voci in capitolo spaziano dal ridimensionamento del debito pubblico, alla competitività dei mercati, passando per l’incremento del tasso occupazionale e per il rilancio del Mezzogiorno, andando poi a finire nelle sfere d’azione legate alla liberalizzazione delle professioni, all’innovazione, all’export, alle infrastrutture a alla tutela dell’ambiente.

Questioni fiscali – Nel settore delle questioni fiscali, Confprofessioni ha elaborato suggerimenti volti a conseguire una sorta di procedimento risolutivo sia nell’ambito della pressione tributaria, sia in quello del debito pubblico. La piaga maggiore dalla quale dipendono entrambe le questioni è l’eccessivo indice relativo all’evasione fiscale, che determina di conseguenza un graduale aumento delle imposte e delle défaillance dei conti pubblici. In questo caso, l’organizzazione di rappresentanza dei liberi professionisti italiani ritiene espressamente che il semplice ricorso all’utilizzo di strumenti quali il redditometro, che incrocia le spese sostenute con i redditi dichiarati, non sia sufficiente, soprattutto alla luce del fatto che si prospetta in un immediato avvenire, l’introduzione di un nuovo condono. Confprofessioni, a tal proposito, auspica l’introduzione di una sorta di patrimoniale, che imponga una tassa sui patrimoni ai quali si attribuisce una ”franchigia per la prima casa e/o un valore minimo di 1 milione di euro”. L’auspicio dell’organizzazione è che vengano gradualmente soppresse le pensioni di anzianità e innalzata l’età pensionabile minima. Inoltre, viene anche caldeggiata “la dismissione di significativa quota di patrimonio immobiliare pubblico e di aziende nazionali a partecipazione statale operanti in settori non strategici”.

Sviluppo di settori strategici – Secondo l’organizzazione di rappresentanza dei professionisti, l’Italia dovrebbe puntare sulle competenze che le sono proprie e immetterle in quei settori di punta nei quali potrebbe pienamente esprimere il proprio potenziale di crescita. Nello specifico, Confprofessioni ritiene che tali settori vertano nella sfera turistica e in quella alimentare, nel made in Italy manifatturiero (con maggiore chiarezza in particolare per quel che concerne il “made in”, onde evitare le frodi legate alla contraffazione) e nel patrimonio ambientale e culturale, nonché nelle figure professionali ad alto profilo.

Incremento occupazionale e Mezzogiorno – Per incentivare le assunzioni dei giovani, soprattutto qualora si tratti di primi rapporti lavorativi, Confprofessioni ritiene che si dovrebbe optare per uno sgravio fiscale a riguardo sulle aziende, oltreché “vengano allargate le deduzioni per apprendisti, confermati al termine del rapporto di apprendistato”. Inoltre, l’organizzazione dei professionisti italiani ritiene che debbano essere “incoraggiate, al pari, tutte le forme di attrazione verso l’impiego, primo impiego in particolare, con la condizione che i trattamenti siano equi, riferiti a definizioni contrattuali e/o a criteri resi comunque trasparenti, limitando in ogni modo l’utilizzo improprio o fraudolento di detti strumenti”. Anche nel caso dell’incontro tra formazione e lavoro, Confprofessioni fa sentire la propria voce, sostenendo la necessità di contrarre la tempistica intercorrente tra la fine degli studi e l’immissione del giovane nel mondo del lavoro, ciò attraverso l’incentivo a “tutte le forme di permanenza in ambiente di lavoro da studente”, auspicando anche “la possibilità, per i professionisti in formazione e prima dell’esame di Stato, di accedere anche agli studi libero professionali, al fine di associare crescita professionale e conseguente esperienza”. Per il rilancio del Sud, la proposta è quella semplice e chiara volta al potenziamento dei crediti d’imposta in merito al reclutamento di soggetti svantaggiati e molto svantaggiati. “Un Paese che vuole crescere non può ignorare gli spazi importanti che al Sud presentano il turismo, l’agroalimentare, la manifattura leggera e sostenibile, la salvaguardia ambientale in chiave, soprattutto, di opere preventive”, sostiene Confprofessioni. Pertanto, sarà necessario incrementare settori quali le infrastrutture, la filiera alberghiera nonché la tutela del patrimonio culturale e ambientale. Oltre a ciò, l’organizzazione dei professionisti ritiene opportuno che lo Stato proponga incentivi alle imprese affinché, invece di “emigrare” alla volta dei Paese dell’Est europeo, queste siano allettate dalla prospettiva di impiantare i propri interessi nel Mezzogiorno.

Liberalizzazioni – Modernità e semplificazione sono le parole-chiave della questione riguardante la liberalizzazione delle professioni e del servizio pubblico. Nel primo caso, accanto a criteri di snellimento del sistema ordinistico, Confprofessioni determina come necessario “salvaguardare i livelli di professionalità richiesti per esercitare una professione che abbia rilievo di garanzia pubblica, concetto che deve fare riferimento anche a regimi di tutela della salute e pubblica incolumità”. Mentre nel secondo caso, l’urgenza in merito alla liberalizzazione è posta da Confprofessioni, sulla riduzione del “numero di autorità nei settori idrico e dei rifiuti, accorpandone peraltro le competenze”.

Giustizia civile e tributaria – Lo stallo della giustizia civile italiana, secondo l’organizzazione dei professionisti, è motivo di scoraggiamento per gli investitori italiani e stranieri che potrebbero avere idea di portare i loro investimenti nel nostro Paese. Anche la giustizia tributaria non risponde in pieno alle esigenze dei contribuenti che non incontrano “una giustizia professionale stabile, ma commissioni caratterizzate da diversi percorsi professionali di ingresso e da una sorta di volontarietà di ruolo. La certezza della competenza di merito, che dovrebbe guidare analisi e decisioni, molte volte finisce per cedere il passo al caso e al contesto più o meno attrezzato”.

Export, innovazione, tutela dell’ambiente e infrastrutture – Incrementare il commercio con l’estero senza però sopprimere l’istituto ad esso preposto, vale a dire l’Ice, in quanto Confprofessioni ha rilevato che dall’assenza di tale ente, i rapporti commerciali oltre i confini italiani non ne hanno tratto beneficio. L’innovazione, parimenti, è un termine che dovrà iniziare a entrare nel lessico familiare della Pubblica amministrazione, dei Servizi pubblici e del Sistema sanitario. Tant’è che la Confprofessioni auspica una stretta collaborazione tra questi enti e i professionisti. “I professionisti possono dare una mano, assieme agli altri protagonisti delle presunte necessità burocratiche, per snellire, tagliare i passaggi superflui, favorire connessioni in cui girino i documenti e non le persone, eliminare le richieste inutili, indicare modalità di trasparenza del processo amministrativo e modalità di controllo a campione laddove, ad esempio, è stato dato spazio, utilmente, all’autocertificazione”. Le questione della difesa dell’ambiente e quella delle infrastrutture sono strettamente connesse, in quanto il parere dell’organizzazione dei liberi professionisti è che non si possa discutere dei due temi in maniera distinta. Pertanto, è vero che l’Italia necessita di un passo in avanti per quel che concerne le strutture legate alla viabilità e ai collegamenti ad alta velocità inerenti al commercio, ma è parimenti giusto che tali innovazioni seguano criteri che non siano nocivi per l’assetto ambientale del suolo nazionale. Questa è la ragione che porta la Confprofessioni all’auspicio di un’ulteriore collaborazione con l’apparato statale. In effetti, “in questo ambito l’apporto delle competenze di geologi, agronomi, architetti e ingegneri e delle professioni tecniche in genere, rappresenta un fattore strategico di successo per tutelare e valorizzare l’ambiente e il territorio, che rappresenta oggi una ricchezza virtuale per i cittadini e i turisti”.

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