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Si avvicina il termine a decorrere dal quale i clienti potranno chiedere, nei nostri studi, di poter saldare la parcella di importo superiore ai 30 euro con carte di debito.
Stessa sorte toccherà anche agli imprenditori, anche di piccole dimensioni: una nuova scadenza, quella del 30 giugno, che ci accomuna tutti.
E, come ovvio, accomuna anche nelle proteste.
Moltissime sono le categorie professionali che hanno fatto sentire la loro voce: dagli Architetti, che hanno presentato ricorso al Tar (purtroppo perso) e che ora sono in attesa del responso del Garante della concorrenza , agli Avvocati che, interpretando il D.L. n.179/2012 hanno chiarito che, in realtà, un vero e proprio obbligo non c’è, in quanto deve parlarsi di un mero onere.
A questo coro di voci si aggiunge anche quella dei Consulenti del lavoro che, con la Circolare n.12 del 29 maggio, hanno chiarito che la mancata istallazione dell’ormai tanto temuto Pos non porta con sé alcuna sanzione né preclude la riscossione del credito. Aderendo alla tesi del Consiglio Nazionale forense si ritiene invece che scatti soltanto la messa in mora del creditore.
La circolare in oggetto ricorda anche che il consumatore che può optare per il pagamento con carta di debito è la persona fisica, quindi non imprenditore, che agisce e riceve servizi dal professionista per scopi estranei all’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta.
I costi del Pos
La circolare dei Consulenti del lavoro si sofferma su un importantissimo aspetto: i costi connessi al Pos.
Viene infatti ricordato come sui professionisti verrebbero a gravare nuovi oneri, costituiti dai costi di installazione del Pos e dai costi per la transazione
Con specifico riferimento ai costi di installazione del Pos deve infatti essere sottolineato che, mensilmente, il professionista dovrà sostenere un canone che attualmente oscilla dai 10 euro (per il Pos Standard) a 28 euro per il Pos GSM.
A ogni transazione, inoltre, corrisponde una telefonata verso un numero automatico a pagamento: questo comporta un costo di circa 20 centesimi di euro per operazione
Per ogni pagamento sarà poi applicato dall’Istituto di Credito una spesa a percentuale sulla transazione, che mediamente si attesta sul 2% dell’importo transato.
In considerazione dei costi appena esposti, la Fondazione studi dei Consulenti del lavoro propone un interessante esempio, perfettamente in grado di far riflettere su quello che potrebbe essere l’impatto del nuovo obbligo su un piccolo professionista.
Viene quindi analizzato il caso di un consulente del lavoro con incassi di prestazioni private per un importo di soli € 1.000 annui (venticinque operazioni da 40 euro). Il professionista in oggetto avrebbe un costo di 172,00 installando un apparecchio Pos tradizionale.
Devono infatti essere sommati 5 euro per il costo chiamata ai 132 euro per il canone mensile del Pos, ai 35 euro di spese bancarie per l’importo transato.
Si conclude sottolineato il fatto che, nell’esempio prospettato, gli Istituti di Credito hanno guadagnato ben il 17,2 per cento sulle attività professionali, per un servizio non richiesto volontariamente ma imposto dalla legge.
Le conclusioni
La Fondazione, dopo un’attenta analisi della normativa e dei costi connessi conclude affermando che, se è vero che per tutte le attività professionali e per i servizi espletati nei confronti della clientela privata viene richiesta l'installazione del Pos per il pagamento in formato elettronico, è indispensabile e necessario prevedere per via normativa una sostanziale riduzione dei costi per l’installazione e la gestione degli apparecchi terminali presso gli Studi Professionali.
Una mancata riforma in tal senso comporterebbe infatti un aggravio di costi a esclusivo vantaggio degli Istituti di Credito.