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La riforma del lavoro non convince i consulenti - Non sono per nulla convinti dalle disposizioni interne alla riforma del welfare i consulenti del lavoro. Lo hanno fatto sapere nei giorni scorsi in vista dell’audizione della categoria in Commissione Lavoro a Montecitorio. Il parere del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, presieduto da Marina Calderone, è che tale riordino del mondo del lavoro non sarà pienamente efficace, in quanto si tratta di una “riforma che tenta di trovare un difficile equilibrio fra flessibilità e tutele e per questo ha un grosso limite che è quello di mettere assieme tre riforme che da sole hanno una portata notevole”. Inoltre la categoria, che ha a che fare quotidianamente con le problematiche di questo settore, ha affermato che questo testo ormai sulla via dell’approvazione definitiva non va a risolvere le questioni effettive che impediscono alle aziende del panorama italiano di assumere nuove unità. Non solo non era efficace il testo originario, ma i consulenti dichiarano di non individuare alcuna reale possibilità di crescita neanche in seguito alle modifiche apportate dal Senato.
Lo scambio generazionale - Al giorno d’oggi, in campo lavorativo, non v’è alcuna opportunità per lo scambio generazionale. In sintesi, si va in pensione tardi e conseguentemente non ci sono posti liberi per i giovani. La riforma del lavoro, a parere dei consulenti, avrebbe dovuto arginare siffatto fenomeno, invece non ha fatto altro che rimarcarlo. In definitiva, i tecnici di governo non hanno tracciato delle giuste linee guida affinché accanto ai lavoratori che tardano ad andare in pensione, vi siano possibilità di sbocco lavorativo anche per i giovani che si affacciano ora sul mercato. “Si pensava che tali correzioni arrivassero dal ddl in discussione – fanno sapere dalla categoria guidata da Marina Calderone - ma invece si riscontra un aumento della rigidità in entrata a cui non corrisponde un'adeguata flessibilità in uscita. Perlomeno, questo era lo schema che il ddl avrebbe dovuto seguire. Schema, peraltro, che non tiene conto che lo stesso Ocse ha definitivamente abbandonato l'assunto che una migliore flessibilità in uscita si tramuta in un incentivo automatico alle assunzioni”. Purtroppo neanche le aziende possono intervenire in maniera correttiva su un tale punto problematico, poiché qualora un’impresa decidesse di attuare il turn over assumendo giovani, si presenterebbe il problema dei lavoratori anziani che in ogni caso devono essere ricollocati in attesa del raggiungimento dell’età pensionabile.
Le proposte – La proposta avanzata dal Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro riguarda la possibile introduzione nel mercato di strumenti che vadano a quietare la preoccupante situazione, ossia di “ammortizzatori sociali robusti”. A tal proposito, i consulenti fanno sapere che “è previsto un finanziamento di 2 mld, pari a 1,3 punti di Pil, mentre ne occorrerebbe quasi il triplo. Si sperava che tali risorse si sarebbero recuperate attraverso la riforma del sistema previdenziale che (Documento di economia e Finanza 2011) nel prossimo triennio prevede risparmi per ben oltre i 3 punti di Pil richiesti”. Purtroppo però siffatte risorse non hanno avuto una giusta destinazione, ossia quella mirata produrre un sistema di ammortizzatori sociali più appetibile e utile di quello attuale. Inoltre, la categoria sottolinea ancora che il disegno di legge sulla riforma del lavoro convoglia ben due miliardi di euro proprio al rafforzamento degli ammortizzatori, ma tali risorse verranno ricavate “da nuove tasse che aumenteranno il costo del lavoro. Si va verso un avvitamento ulteriore perché il costo del lavoro italiano è tra i più alti d'Europa, che, unito alle croniche inefficienze della burocrazia, alla malavita organizzata in alcune regioni, e alla crisi di liquidità del sistema bancario, rischia di far collassare il tessuto produttivo delle nostre aziende”.
Gli auspici – In definitiva, il Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro si augura che non essendosi raggiunti risultati ottimali neanche con il lavoro di modifica portato avanti al Senato, almeno la Camera possa valutare la possibilità di inserire nuove modifiche che vadano a equilibrare la riforma calibrandola in base alle reali esigenze del comparto produttivo del Paese. I consulenti sottolineano che necessitano di particolari rivisitazioni i punti inerenti il lavoro a progetto, le partite Iva, l’apprendistato, l’associazione in partecipazione, i contratti a tempo determinato e a chiamata e le dimissioni in bianco.