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L’arbitrato nelle controversie di lavoro dura in tutto 60 giorni. L’iter è questo: lavoratore e azienda vanno davanti al collegio di conciliazione e arbitrato. Fallito il tentativo, il collegio procede con l’udienza e poi emette il lodo. La riforma è ancora agli inizi. Molti sono i punti critici da superare. Anche i destinatari principali della normativa non sanno da che parte schierarsi, se a favore o contro la riforma. Per gli avvocati giuslavoristi italiani, associazione che conta 1.500 iscritti, la legge è un miniestrone e ancora non esiste una loro posizione ufficiale.
Inizialmente l’obiettivo era snellire la giustizia e i tribunali con il “collegato lavoro”, ma il rischio potrebbe essere addirittura un aumento del contenzioso.
Altra questione da approfondire è la professionalità e la preparazione delle figure introdotte nei collegi arbitrali. Si discute poi sull’obbligatorietà: tutto si gioca sulle interpretazioni giuridiche applicabili alla presunta volontarietà con cui il singolo lavoratore stipula le clausole compromissorie. Ricordandosi che spesso il lavoratore si trova in una situazione di asimmetria rispetto al datore di lavoro. Questo potrebbe viziare fin dall’inizio la volontà di firmare le clausole compromissorie.
Questa nuova legge rimescola i ruoli e le competenze di tutte le professioni che ruotano intorno al contenzioso: avvocati, sindacalisti e consulenti del lavoro. Quest’ultimi finora sono i più entusiasti della riforma che vedono riconosciute le loro competenze.