21 giugno 2012

Dismissione enti: privatizzati no a svendite immotivate

Anc e Unagraco chiedono un confronto sulla dismissione del patrimonio immobiliare delle Casse privatizzate, dichiarandosi favorevoli all’operazione purché non si incorra in mere svendite.
Autore: Redazione Fiscal Focus

La richieste dell’Anc e dell’Unagraco - In un periodo in cui si fa un gran parlare di spening review e contenimento degli sprechi, anche le categorie sono chiamate a rimboccarsi le maniche e dare il oro contributo. Pertanto non risultano essere da meno neanche le Casse di previdenza privatizzate, che come tali devono essere incluse nel processo di contenimento della spesa pubblica. In particolare l’attenzione è stata posta da due importanti sigle sindacali della categoria dei dottori commercialisti ed esperti contabili, ossia l’Unagraco e l’Anc, che hanno proposto alle amministrazioni di discutere in merito alle politiche di dismissione degli immobili degli istituti di previdenza privatizzati. “Chiederemo un incontro con il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro e con il sindaco Gianni Alemanno per discutere delle azioni di dismissione del patrimonio immobiliare degli Enti di previdenza privatizzati, che sono da tempo oggetto di una costante denigrazione e disinformazione”, questa in sintesi è stata la richiesta avanzata in maniera congiunta dai presidenti delle due associazioni, Raffaele Marcello e Marco Cuchel.

Le ragioni della richiesta - Ovvio che la proposta avanzata di concerto dall’Anc e dall’Unagraco si basa su motivazioni concrete che i rispettivi leader non hanno tardato a illustrare. Il punto principale sul quale sia Marcello che Cuchel si sono concentrati nel formulare la richiesta riguarda l’utilizzo dei ricavi da un’eventuale vendita dei beni immobili. Il loro parere è che “il patrimonio destinato ad essere venduto, infatti, servirà in futuro per pagare le pensioni degli iscritti alle diverse Casse di previdenza oggi impegnate in operazioni di dismissione. Per questo motivo va preservato e ben gestito”. In aggiunta a ciò e considerando prioritarie le necessità delle persone che operano e vivono quotidianamente nei locali che costituiscono siffatto patrimonio immobiliare, sia l’Anc che l’Unagraco ritengono che sia “doveroso che siano tutelati anche i patrimoni degli Enti e quindi le prestazioni previdenziali dei circa 30mila iscritti alla Cassa nazionale di previdenza dei ragionieri, uno degli Istituti che ha approntato un’operazione di dismissione del proprio patrimonio. Ricordiamo che le Casse di Previdenza Private sono Organismi sottoposti a vigilanza ministeriale ed a controllo parlamentare e pertanto non devono rendere conto della propria buona gestione ai soli iscritti, ma anche alla collettività, garantendo la propria sostenibilità”. Questa, in definitiva, è la ragione in base alla quale Raffaele Marcello e Marco Cuchel ritengono che sia opportuna la dismissione, ma accompagnata a una giusta valutazione del patrimonio, al fine di non mettere in piedi una mera svendita dei beni immobiliari.

Il focus del sindaco di Roma - Intanto, nei giorni scorsi, lo stesso sindaco della Capitale, Gianni Alemanno, aveva scritto al prefetto della città, Giuseppe Pecoraro, e al questore, Fulvio Della Rocca, proprio per invitare a una discussione circa le modalità di dismissione degli immobili degli Enti privatizzati. Il primo cittadino di Roma aveva evidenziato un sostanziale disagio dovuto “da un lato dal rinnovo dei contratti di locazione con imposizione di rilevanti aumenti dei canoni, con conseguente rischio di sfratto e aggravamento dell'emergenza abitativa già in atto nella Capitale per tutti i soggetti con basso reddito che non si trovano nella condizione di poterli accettare; dall'altro, dalle modalità di determinazione dei valori di vendita da alcuni degli stessi enti intraprese, che, seppur attuative delle disposizioni normative di riferimento, costituiscono, nell'attuale congiuntura economica, un serio ostacolo all'acquisto degli immobili per la gran parte degli inquilini”. A tal proposito, il Tavolo tecnico istituito il 13 marzo e il 28 maggio, pur sottolineando la rilevanza sociale di una siffatta scelta, aveva comunque mostrato le lacune in merito alle possibili decisioni amministrative. Proprio in ragione di ciò, Gianni Alemanno ha ritenuto che “la questione deve essere affrontata in via legislativa. Al riguardo, si ricorda che presso la Camera dei Deputati già pende una mozione che impegna il Governo ad intervenire nel più breve tempo possibile per garantire, tra altro, una maggior tutela della posizione degli inquilini degli enti previdenziali privatizzati. Nelle more del raggiungimento dell'auspicata modifica della normativa vigente, nonché dell'obiettivo, fatto proprio dal predetto Tavolo tecnico, di cooptare gli Enti interessati dalle dismissioni nell'ambito dei propri lavori è imprescindibile assicurare che le future necessarie soluzioni per fronteggiare la problematica in parola non siano vanificate da eventi imminenti. Mi riferisco, in particolare, alla esecuzione di sfratti per morosità dagli immobili in parola, derivante come sopra detto dal rilevantissimo aumento dei canoni di locazione, che riguarda un elevato numero di residenti nel territorio della Capitale (60mila famiglie in Italia, di cui oltre il 70% a Roma). E' evidente, dunque, che la eventuale esecuzione degli sfratti, oltre ad aggravare drammaticamente la conosciuta emergenza abitativa già in atto nella Capitale, causerebbe insostenibili oggettivi riflessi di ordine pubblico di ampia portata, pregiudicando inoltre gli interessi e le aspettative di quanti hanno confidato, tenuto conto delle conosciute limitate disponibilità finanziarie, su una generale politica abitativa nazionale improntata ai valori dello sviluppo e dell'equità, e che si ritrovano, oggi, privi di quella tutela che sarebbe, invece, vieppiù imposta, tenuto anche conto dell'attuale congiuntura economica”.

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