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Comunicazioni chiare - A che punto sono le istanze di rimborso Ires/Irpef, inviate telematicamente nel novembre 2009 per la deduzione forfettaria del 10% dell’Irap versata negli anni dal 2004 al 2007? Se lo chiede l’Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili, rivolgendo la chiara e diretta domanda alla Direzione centrale dei rimborsi, sottolineando altresì che dall’epoca della domanda ad oggi sono trascorsi già tre anni e poco più. Secondo il parere della sigla sindacale, è opportuno che a questo punto i contribuenti che inoltrarono le istanze conoscano il punto d’avanzamento del percorso da quelle intrapreso. Purtroppo questa mancanza di informazione tra le istituzioni e il contribuente va a inserirsi in un più ampio discorso dovuto al grosso difetto di comunicazione dell’Amministrazione Finanziaria, già ampiamente segnalato proprio dai dottori commercialisti ed esperti contabili.
Il malumore della categoria - Ora, tenendo presente che il 15 marzo (che non è poi così lontano, visto che si tratta del prossimo venerdì) scadrà il termine per l’invio delle istanze di rimborso Ires/Irpef per Irap deducibile sul costo del lavoro anni 2007-2011, è evidente come risulti quanto mai necessario conoscere lo stato, la posizione e l’evolversi della precedente campagna d’invio. A tal proposito, i commercialisti che hanno provveduto al presente invio per conto dei contribuenti, hanno compiuto il proprio dovere nutrendo però ben poche speranze di vedersi recapitare le risposte delle quali necessitano. “Da una sommaria indagine sulla questione – ha spiegato l’Ungdcec - si è potuto riscontrare che si va dalla totale assenza di comunicazioni e di erogazioni al riguardo (soprattutto per le società di capitali) all’accredito sui c/c di somme a parziale copertura degli importi richiesti e null’altro a giustificare la parziale erogazione. Il dissapore montante nella categoria si deve alla duplice veste, dalla stessa rivestita, di contribuenti/istanti brancolanti nel buio, ma anche di consulenti delegati alla predisposizione ed invio di tali istanze da parte dei ceti produttivi, ben legittimati questi ultimi al comprensibile dubbio che la mancata erogazione del rimborso possa attribuirsi alla scarsa preparazione del professionista, reo, semmai, di aver inoltrato una istanza errata, più che ad una reale inefficienza dell’amministrazione finanziaria incapace, semplicemente, di comunicare con la controparte, obbligata, da ultimo, anche a dotarsi di pec”.
Il cammino verso l’intesa - L’Unione ben sa che se fossero state invertite le parti, ossia se ad essere colpevole di una qualche mancanza fossero stati i contribuenti, l’Amministrazione Finanziaria avrebbe certamente saputo come ‘perseguitarli’ per indurli a compiere il proprio dovere. Nel caso attuale, però, non resta che fare appello al buon senso di chi dirige il sistema, sperando che si rendano conto dell’importanza delle informazioni richieste. Da parte sua, l’Unione nazionale dei giovani dottori commercialisti e degli esperti contabili non può che rimarcare la propria speranza che “si vada verso una maggiore attenzione e rispetto nella gestione del delicato, quanto importante, rapporto amministrazione finanziaria – professionista/contribuente da improntare al doveroso rispetto dei principi codificati nel sacrosanto Statuto del contribuente”.